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Economia e Finanza

DIBATTITO/ Due numeri che smascherano il referendum sull’acqua privata

Continua su ilsussidiario.net il dibattito sulla proposta di referendum abrogativo sul decreto Ronchi per quel che riguarda il servizio idrico con l’intervento di CARLO STAGNARO

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Due numeri dovrebbero aprire e chiudere la questione: 30 e 60. Trenta per cento è la differenza media tra l’acqua captata e quella fatturata, cioè il livello medio delle perdite. Una goccia d’acqua su tre, nel nostro paese, va perduta in una rete idrica bisognosa di manutenzione e carente di investimenti.

 

Per tappare le falle e rispondere a una domanda sempre più (giustamente) esigente in termini di qualità, si calcola che servano, complessivamente, circa 60 miliardi di euro di investimenti, specie nelle aree dove la situazione è più compromessa o la qualità del servizio è meno soddisfacente - sia dal punto di vista della purezza dell’acqua potabile, sia da quello delle infrastrutture di depurazione dei reflui.

Le perdite sono dovute in parte al deterioramento dei tubi, in parte alla presenza - specie nel Sud - di allacci illegali. Entrambi i problemi, in realtà, derivano da una comune matrice: l’assenza di reali incentivi, per i gestori delle infrastrutture, a garantirne il corretto funzionamento.

Il problema principale che il nostro paese si trova ad affrontare nella gestione dei servizi idrici, dunque, riguarda la necessità di creare una cornice normativa, regolatoria e di incentivi che sia capace di (a) indurre una governance efficiente e (b) stimolare gli investimenti necessari in un contesto in cui la raccolta dei capitali sia possibile.

Il contestato decreto Ronchi cerca appunto di muovere il paese in questa direzione, facendo un passo necessario - anche alla luce degli obblighi comunitari - ma non sufficiente. Di per sé, peraltro, esso non impone alcuna “privatizzazione” di alcunché. Come ha spiegato Antonio Massarutto su queste pagine, il decreto Ronchi impone semplicemente l’affidamento della gestione dei servizi idrici tramite gara, facendo pulizia delle troppo (e poco trasparenti) procedure di affidamento diretto. Alle gare possono presentarsi indifferentemente soggetti pubblici e privati.

Da questo punto di vista, il decreto Ronchi fa la cosa giusta ma manca della necessaria determinazione - anche se, forse, fa il massimo che si potesse fare, dati i vincoli politici e le enormi resistenze. Da un lato, tenta di iniettare maggiore disciplina finanziaria attraverso norme che incentivano la partecipazione privata all’azionariato delle municipalizzate. Dall’altro, allude a una regolazione indipendente, ma non arriva a predisporre la creazione di un’autorità ad hoc (o soluzioni equivalenti, come il trasferimento delle competenze sul ciclo idrico integrato all’Autorità per l’energia).


COMMENTI
08/07/2010 - BENEDETTO SULL'ACQUA (LUISA TAVECCHIA)

Sull'acqua Benedetto XVI si e' espresso chiaramente : RIGUARDO AL DIRITTO ALL'ACQUA, SI DEVE SOTTOLINEARE ANCHE CHE SI TRATTA DI UN DIRITTO CHE HA UN PROPRIO FONDAMENTO NELLA DIGNITA' UMANA. DA QUESTA PROSPETTIVA BISOGNA ESAMINARE ATTENTAMENTE GLI ATTEGGIAMENTI DI COLORO CHE CONSIDERANO E TRATTANO L'ACQUA UNICAMENTE COME BENE ECONOMICO. ciao luisa