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MANOVRA/ 2. Il caos di Tremonti attira gli speculatori sull’Italia

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Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)  Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

Qualcuno, invece, spiega la decisione delle banche in base alle prospettive di calo molto netto dell’oro nel medio termine: si comincia a scommettere con opzioni put con base 900-950 su ottobre e novembre. Vedremo. Ma se tutta l’Europa deve affrontare la crisi, ci sono modi e modi per farlo. In Gran Bretagna, dove il governo di coalizione giallo-blu ha dato vita a una manovra dalle cifre thatcheriane, la serietà ha pagato: nelle scorse settimane si è infatti registrata una corsa alla chiusura di posizioni short contro la sterlina, segnale che i mercati hanno apprezzato la durezza ma anche la serietà del Budget elaborato da George Osborne, questo nonostante al governo i Tories convivano con i LibDem, partito dalle forti connotazioni massimaliste di sinistra (sinistra britannica, però e la differenza con quella continentale non è di poco conto a livello di responsabilità verso il bene comune).

 

In Italia, invece, ci troviamo a fare i conti con una manovra iniqua nei numeri rispetto a quelle degli altri paesi, spalmata su un arco temporale minore e soprattutto incapace di tagliare gli sprechi poiché improntata al “one size fits all”, ovvero tutti sono uguali e tutti pagano lo stesso, quindi con regioni virtuose costrette a pagare i danni di quelle sprecone e disfunzionali. Il tutto con l’ennesimo ricorso alla fiducia e negando la possibilità di dialogo e mediazione: un vero capolavoro. Non è quindi un caso che l’Italia sia finita nel mirino molto speciale della speculazione internazionale, fatto testimoniato dal report al vetriolo elaborato da Roge Bootle di Capital Economics che definisce il Belpaese «una minaccia insita all’eurozona».

 

Per Bootle, «la perenne debole crescita e la montagna di debito governativo hanno trasformato le finanze pubbliche italiane in una bomba ad orologeria ticchettante che sta aspettando di esplodere». Nonostante il focus dei mercati sia stato indirizzato finora verso Grecia, Spagna e Portogallo, per Bootle «l’Italia potrebbe essere presto il fronte e il centro della vicenda riguardante il debito sovrano nell’Ue. Pensiamo infatti che il volume dei debiti governativi inciterà i mercati a volgere il proprio sguardo verso l’Italia e l’ipotesi di un default è possibile».

 

Evviva, ecco come ci vedono all’estero: e, attenzione, Capital Economics non è l’ultima arrivata, se lancia warning simili c’è un motivo. Per Bootle, «se un altro Stato dell’eurozona sarà obbligato a ristrutturare il proprio debito, l’Italia difficilmente potrebbe non seguirlo. Se la pressione sostenuta dei mercati e una prolungata prova di bassa crescita colpirà uno o più paesi periferici dell’eurozona obbligandoli al default e all’uscita dalla moneta unica, allora l’Italia sarà costretta a fare lo stesso.

 

Fin dagli anni Settanta, i governi italiani che si sono succeduti hanno vissuto ben oltre i propri mezzi e il debito pubblico è salito a circa il 115% del Pil, in linea con la ratio greca. E da quando è entrata nell’euro, l’Italia ha perso in competitività: pensiamo che per recuperare il gap creatosi negli anni servirà almeno un decennio di salari stagnanti o in calo. L’unica possibilità dell’Italia di riportare la ratio debito/Pil sotto il 100% sarebbe arrivare a surplus di budget del 5% in quindici anni.

 

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COMMENTI
08/07/2010 - A PROPOSITO (Pierluigi Piccinini)

..... and what about the "black thuesday" ? Pare inoltre che il temuto "stress test" bancario non sia poi così male.....

RISPOSTA:

Caro Piccinini, thuesday non esiste nella lingua inglese: o tuesday o thursday, scelga pure liberamente. Siccome immagino la sua fosse una battuta ironica rispetto all'errata previsione sui cali non registratisi martedì scorso nelle Borse europee, la invito - come ho fatto con altri lettori - a leggersi l'update del mio articolo di lunedì per comprenderne i motivi. Per quanto riguarda lo stress test, la invito ad attendere la mia rubrica di domani per sapere cosa ne penso. Sempre che la cosa la interessi. Cordialmente (Mauro Bottarelli)