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Economia e Finanza

FIAT/ Ecco perché il modello Alitalia non conviene a nessuno

Lo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco (Foto Ansa)Lo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco (Foto Ansa)

Per raggiungere questo risultato, che riporta i diritti del lavoro in Italia indietro di una cinquantina d’anni, si è ricorsi anche a un abbondante lavoro ai fianchi perpetrato da una campagna stampa mirata, degna del peggior “bavaglio”, che ha fatto figurare gli ex dipendenti di Alitalia come i principali responsabili del disastro, con la “brillante” trovata dei privilegi, cosa che ha martellato l’opinione pubblica Italiana per mesi.

 

Alla fine le 10.000 lettere di Cigs e i 3.000 licenziamenti di lavoratori a contratto a tempo determinato sono apparsi come la mannaia che felicemente si è abbattuta per far trionfare la giustizia.

 

Ma nessuno ha mai scritto, ad esempio, che i biglietti che permettevano di far viaggiare “gratis” i dipendenti (falso in quanto sono al 90% e 50% e non danno diritto al posto) sono prerogativa di tutti i lavoratori delle compagnie aeree che appartengono alla Iata (l’associazione che le riunisce); che i 40 giorni di ferie di cui godeva un navigante aereo sono sì tali, ma presuppongono che 3 giornate di ferie si mangino un giorno di riposo: è come se dopo le 30 giornate passate in vacanza un lavoratore venisse invitato a lavorare 5 week-end per recuperare i 10 giorni di questo calcolo, che in pratica riduceva le ferie reali a 27 giorni all’anno: bel “privilegio” no? Tanto che adesso i giorni sono diventati 30, ma la regola del 3 vale lo stesso… quindi 20 giorni di ferie .

 

E poi che dire della megapanzana che un giornalista ha pubblicato su di un libro dedicato alla “casta” sindacale , in cui viene scritto che “per i naviganti Alitalia il giorno di riposo dura 36 ore”? Da me contattato lo “scrivente” mi rivelò a suo tempo che la cosa gli venne detta da una “gola profonda”, impiegata alla Magliana , dove i “sentito dire” vengono presi per oro colato.

 

Peccato che le regole dell’Enac, che si rifanno a quelle europee JAR-OPS, dicano che “l’operatore deve assicurare che il riposo minimo previsto sia periodicamente incrementato,prevalentemente presso la base di servizio, a un periodo di riposo non inferiore a 36 ore comprendente almeno una notte locale in maniera da costituire un periodo di riposo settimanale;l’intervallo massimo fra la fine di un periodo di riposo e l’inizio del successivo non può superare 168 ore”. Insomma le regole prevedono 36 ore di riposo alla settimana. In Alitalia si erano raggiunti gli 8 giorni di riposo mensili, senza contare le festività che ovviamente non venivano mai godute. Altro “privilegio”?

 

Quanto poi al servizio di prelievo e di accompagno al domicilio, non si è mai detto che lo stesso era pagato in parte dal personale e che è comune a molte aerolinee per le quali risulta essere un fattore legato al servizio a causa delle condizioni fisiche critiche dei naviganti e anche per poter garantire la puntualità dei voli.

 

Insomma il bersaglio è stato creato ad arte per nascondere le vere ragioni del fallimento di Alitalia, così abbondantemente descritte in vari articoli su questo e (pochissimi) altri organi di informazione: la compagnia è fallita perché i numeri dicono che spendeva per la sua organizzazione mediamente il 25% in più degli altri vettori, pur avendo raggiunto un costo del lavoro mediamente del 40% inferiore. Dato che faceva sì che un volo registrasse una perdita notevole pure se pieno.

 

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