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FIAT/ Ecco perché il modello Alitalia non conviene a nessuno

Una delle ipotesi sul piatto per lo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco si rifa a quanto successo in Alitalia. GUIDO GAZZOLI ci spiega perché sarebbe meglio evitare questa strada

Lo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco (Foto Ansa) Lo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco (Foto Ansa)

“Oggi tocca a noi, domani tocca a voi!”. Questo slogan è stato gridato all’inverosimile durante i mesi che hanno caratterizzato la protesta di quanti, tra i dipendenti Alitalia, non si volevano arrendere all’operazione di acquisto da parte di Cai. Adesso per la questione Fiat-Pomigliano d’Arco si parla insistentemente di una ripetizione della manovra messa in atto per la ex compagnia di bandiera.

 

Personalmente allargherei l’orizzonte a un fronte più ampio, visto che siamo alla mera attuazione del cosidetto “cambio epocale” che poi, in parole povere, significa arretrare l’orologio dei diritti del lavoro indietro di cinquant’anni (e forse più) per tappare le debolezze di un sistema che ormai, nella sua arretratezza, sta abbondantemente valicando i confini delle più elementari norme della convivenza civile.

 

Anzitutto giova premettere che mentre la ormai ex compagnia di bandiera navigava da anni in una tempesta ed era tecnicamente fallita, la Fiat ha saputo uscire brillantemente da una crisi che sembrava distruggerla per risorgere (senza alcun Piano Fenice) sotto la guida di un manager come Marchionne. Che addirittura non molto tempo fa ebbe a dichiarare come il costo del lavoro non fosse ulteriormente comprimibile, anche perchè considerava ogni lavoratore Fiat un suo potenziale cliente. Come non essere d’accordo?

 

Ma a quanto pare i tempi e sopratutto le idee sono cambiate e di parecchio, perchè quello che viene ora messo sul tavolo da Fiat alle maestranze di Pomigliano d’Arco è in pratica la stessissima cosa che due anni fa venne oferta ai sopravvissuti alla bufera Alitalia: lavoro si, ma a condizioni contrattualmente nulle e con il riconoscimento dei soli sindacati firmatari. Poi, in caso di rifiuto e di passaggio al piano B, si metteranno sul piatto della bilancia anche le assunzioni a dito, con maestranza “scelte” dall’azienda in base ai criteri che riterrà più opportuni .

 

In Cai tutto questo è già successo e le condizioni attuali delle maestranze sono state giustamente fotografate proprio su queste pagine, in un articolo scritto da un pilota attualmente in forza alla compagnia.

 

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