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Economia e Finanza

ALITALIA/ Le grandi manovre che riavvicinano Air France

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Sembra passato un secolo da quando Colaninno e Sabelli si lanciarono, uno dopo l’altro, in un temerario: non passa lo straniero. Lo “straniero” in questione era l’amministratore delegato di Air France-Klm Pierre Henry Gourgeon che, a metà maggio di quest’anno, al termine della presentazione d’un bilancio non proprio brillante, rese pubblico quello che molti gli addetti ai lavori andavano sostenendo da tempo: “Un giorno si porrà la questione di aumentare la nostra partecipazione in Alitalia e di integrare la compagnia nel nostro gruppo”.

 

Roberto Colaninno, numero uno della cordata patriottica, alzò immediatamente le barricate contro l’invasore. Quello di Gourgeon - tuonò - “è un sogno che non si realizzerà”. “Alitalia non è in vendita” precisò a sua volta Sabelli in un’intervista a Il Sole 24 Ore. Ma poi, messo finalmente di fronte alla domanda chiave: “Per quanto tempo Alitalia non avrà bisogno di aumenti di capitale?” fu costretto a confessare: “Se uno perde 300 milioni ogni anno i soldi non basteranno mai...”.

 

Ecco il punto. Con Air France-Klm che già detiene il 25% del capitale ed è quindi - di gran lunga - il primo azionista Alitalia, il destino dell’ex compagnia nazionale di bandiera sembra segnato. Sabelli è messo con le spalle al muro dai conti in rosso e dall’impossibilità di effettuare aumenti di capitale con i soldi dei “patrioti”.

 

E se fino a ieri i conti del colosso francese non lasciavano prevedere un intervento di sostegno a breve, adesso non è più così. Air France-Klm ha appena chiuso un buon secondo trimestre, recuperando in entrambi i settori di attività: cargo e passeggeri. Con un risultato netto di 736 milioni di euro, rispetto a una perdita di 426 sopportata nel 2009 e - soprattutto - con la previsione del raggiungimento d’un pareggio operativo entro fine anno, il “sogno” di Gourgeon può diventare realtà.

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