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FINANZA/ I "giochi" degli speculatori che alimentano la crisi

Pubblicazione:martedì 10 agosto 2010

Un trader della borsa delle Filippine Un trader della borsa delle Filippine

Le ultime notizie dall’Ungheria aiutano capire meglio i contorni relativi alla interruzione dei rapporti tra il governo e i rappresentanti di Fmi e Unione Europea, che si erano presentati a Budapest per controllare i conti e la finanziaria che il governo ha appena approvato. Questi controlli sono stati vincolati al prestito da 20 miliardi di euro, di cui rimane una parte da circa cinque miliardi.

 

Come già raccontato, tali rappresentanti hanno ricevuto e fatto proprie le vibrate proteste di alcune banche, irritate per una nuova tassa sugli utili delle banche. Alcuni siti avevano anche presentato questa tassa come “maxi tassa”. Ebbene, si tratta solo dello 0,45%. Evidentemente, qui non c’è in gioco solo del volgare denaro, ma si tratta di non violare un principio, quello per il quale lo stato deve saper rinunciare alla propria sovranità monetaria (e finanziaria, se serve) per seguire le loro ideologie.

 

Ma il governo non ha ascoltato le proteste del Fmi e la legge è stata approvata con quasi l’unanimità dei voti (301 a favore, 12 contrari). Il governo ha risposto che non si potevano chiedere altri sacrifici ai cittadini e che il patto sottoscritto per il prestito richiedeva un rapporto deficit/Pil al 3,8% per il 2010, senza preclusioni sul modo per raggiungere un tale risultato.

 

L’Ungheria si è potuta permettere questo tipo di risposta poiché ha ancora una valuta nazionale, pur avendo chiesto di entrare nell’euro. Del resto, questo tipo di scontri sono destinati a moltiplicarsi, con l’aggravarsi della crisi finanziaria.

 

Le crisi si acuiscono quando soggetti con idee molto diverse non riescono a trovare un punto di incontro e condivisione di fronte a problemi pressanti. Non si tratta solo di questioni che riguardano forti interessi, ma di un vero problema culturale, quello per cui non si riesce a capire la natura della situazione reale e si cerca di dirigere la realtà con le regole.

 

Un’evidenza di questo la ritroviamo in un articolo di Gabriele Grecchi apparso su ilsussidiario.net il 2 agosto. In tale articolo l’autore cerca di difendere la categoria degli speculatori, ma utilizza il consueto elenco di luoghi comuni, come se questa crisi non avesse insegnato nulla.

 
 

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