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FINANZA/ I "giochi" degli speculatori che alimentano la crisi

Un trader della borsa delle Filippine Un trader della borsa delle Filippine

Inizia col dire che la definizione di “speculatore” è semplicemente quella di un operatore che “specula”, cioè riflette, pensa, e trova una soluzione finanziariamente efficiente. Nessuna definizione di finanza, o di moneta. L’autore arriva tranquillamente ad affermare: “Molto più semplicemente, gli ‘speculatori’ erano e rimangono operatori normali di mercato che con le loro attività di analisi e di studio (eccola, la ‘speculazione’), con l’intento di ottenere un risultato per i propri clienti, cercano di trovare situazioni di disequilibrio sui mercati così da poterne trarre vantaggio. Ovvero - per esemplificare l’attività dei speculatori - chi non venderebbe qualcosa, che si è scoperto essere molto più caro del giusto, per comprare qualcosa di valore che è invece a sconto e sottovalutato dal mercato?”.

 

Impressionante la cancellazione di ogni riferimento morale. “Chi non venderebbe qualcosa che si è scoperto essere molto più caro del giusto?”. Si arriva a fare simili affermazioni, senza rendersi conto che la stessa identica valutazione, fatta da un commerciante in riferimento a un bene reale, verrebbe definita immorale. Se un tassista si fa pagare da un ignaro turista giapponese 100 euro la corsa, oppure un barista si fa pagare 10 euro per un caffè, allora gli diamo del ladro. Se invece si tratta di un operatore di borsa, allora no, è uno “speculatore”, è un esperto di borsa, un esperto di “attività di analisi e studio”.

 

In mancanza di ogni riferimento morale, tutto è lecito al fine di fare profitti. E così Marchionne dichiara che l’ultimo trimestre è stato “eccezionale”, con risultati che “hanno superato quasi tutte le attese dei mercati”. Poi si leggono questi titoli: “Auto: senza incentivi crollano vendite nell’Eurozona. Italia maglia nera”; “Immatricolazioni: Fiat, quota di mercato scende al 29,1% a luglio”. Insomma, un disastro. E lo stesso per il resto dell’economia: “Hsbc: raddopia utile netto nel primo semestre a 6,8 mld di dollari”, ma poi si scopre che “il gruppo ha dimezzato gli accantonamenti per crediti a rischio a 7,5 miliardi.” Tutta fuffa, insomma.

 

E le borse cosa fanno? Salgono imperterrite, come se tutto questo non le riguardasse. Gli analisti stimano un dato pessimo, il dato viene fuori solo negativo, e le borse continuano a salire, sicure che per ogni problema la soluzione alla fine sarà solo una: moneta stampata a fiumi, tutta a spese dell’economia reale. E tutti vanno avanti allegramente, quasi euforici, come se tutto potesse andare avanti così, senza disfunzioni e senza correzioni: c’è “il mercato che corregge le disfunzioni”, la famosa “mano invisibile”. E questa è la migliore soluzione.

 

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