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FINANZA/ I "giochi" degli speculatori che alimentano la crisi

Pubblicazione:martedì 10 agosto 2010

Un trader della borsa delle Filippine Un trader della borsa delle Filippine

Ebbene no, non è così. In ogni attività speculativa, per uno che si arricchisce, c’è qualcun altro che va in rovina. Questa è la cruda realtà. E questo non dipende dall’attività speculativa in se stessa, ma dall’attuale sistema monetario, in cui, essendo tutta la moneta a debito, e rimanendo tale debito strutturalmente impagabile, il fallimento di qualcuno è la condizione necessaria alla sopravvivenza del sistema stesso.

 

In fin dei conti, lo speculatore è solo l’esecutore materiale di un sistema a fallimento garantito. Se l’alta finanza fosse la mafia, lo speculatore è solo il suo esecutore materiale, il killer della situazione. Ma anche qui bisogna essere chiari. La sopravvivenza di un simile sistema è solo temporanea. Prima o poi il sistema è destinato al collasso, stile Grande Depressione.

 

Le notizie di questi giorni ne danno ampia conferma. Sugli stress test del sistema bancario europeo è inutile ripetersi, Mauro Bottarelli ha già dato ampie informazioni sulla mancanza di trasparenza di questi presunti test.

 

Ricordate un mio articolo sui ritmi impressionanti di fallimenti di banche statunitensi? Ora è bene dare un breve aggiornamento. Ci eravamo lasciati con 14 banche fallite nel mese di maggio, che avevano portato il totale dall’inizio dell’anno a 78, mentre in tutto il 2009 le banche fallite sono state 141. A che punto siamo ora?

 

Nel mese di giugno ne sono fallite altre otto, mentre in luglio ne sono fallite ben 22. Il totale per il 2010 va quindi aggiornato a 108. Il ritmo di fallimenti per il 2010 sembra consolidato, circa 15 banche al mese, per un totale a fine anno, come preventivato in quell’articolo, di oltre 180 piccole banche fallite: se la situazione non peggiora. E si tratta delle piccole banche, proprio quelle che sono più strettamente legate al tessuto produttivo.

 

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