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IDEE/ Campiglio: ha ragione Gotti Tedeschi, la crisi si combatte anche facendo più figli

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“La crescita demografica non fa bene all’economia”, questo il titolo di un articolo di Giovanni Sartori pubblicato ieri su Il Corriere della Sera in risposta a un testo di Ettore Gotti Tedeschi pubblicato sull’ultimo numero di Atlantide e anticipato dallo stesso quotidiano di via Solferino. Il Presidente dello Ior sostiene infatti che il fattore demografico sia indispensabile alla crescita economica, ma il Professore emerito dell’Università di Firenze la pensa esattamente al contrario. La tesi di Gotti Tedeschi è fondata? Lo abbiamo chiesto a Luigi Campiglio, docente di Economia Politica.

 

Professore, come commenta l’articolo di Giovanni Sartori?

 

In generale mi sembra poco condito di argomenti. Le tesi di Sartori sono note da tempo, ma il tema è comunque interessante. Partirei da una considerazione su Malthus: la sua teoria non prevedeva il progresso tecnico, ma uno stato stazionario delle cose, in un momento storico in cui la popolazione cresceva o diminuiva a seconda delle disponibilità alimentari. Oggi l’interpretazione neo-malthusiana è quella che vede una minaccia nella cosiddetta “bomba demografica”, che sarebbe destinata a far esplodere la Terra, dato il limite delle risorse disponibili del Pianeta. In questo c’è una mezza verità.

 

Quale?

 

Dato che il mondo è finito, è chiaro che la popolazione non può crescere all’infinito. Ma occorre cambiare in modo radicale la prospettiva rispetto ai tempi di Malthus: allora la finitezza del mondo riguardava la capacità del Pianeta di produrre alimenti. Oggi gli studiosi ritengono che la Terra potrà sostenere i 9 miliardi di abitanti che sono attesi nella seconda metà di questo secolo. Sempre che si riescano a bilanciare le disuguaglianze nella distribuzione dei beni alimentari. La sfida principale è perciò un’altra.

 

Di che cosa si tratta?

 

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COMMENTI
12/08/2010 - Non è solo questione di numeri (gian carlo blangiardo)

Condordo pienamente con le tesi di Gotti Tedeschi e le analisi di Campiglio. Aggiungo un dettaglio: non è solo questione di numeri, vanno messi in conto anche i cambiamenti di struttura (leggasi: invecchiamento della popolazione). Non è irrilevante sul piano della domanda avere a che fare con una popolazione con 2 anziani per ogni giovane o con il viceversa. Il dinamismo, la proiezione nel futuro, l'investimento nella formazione e nell'innovazione non sono indipendenti dall'età. Gli italiani del "miracolo economico" erano un popolo giovane che aveva mediamente più anni di vita residua che anni di vita vissuta. Oggi, e ancor più domani, le cose saranno ben diverse. Credere che la attuale "crescita zero" sia l'agognato obiettivo significa non aver capito niente su come si determina la dinamica demografica. Per mantenere in Italia una vera crescita zero occorrono 750 mila nascite annue. Ne abbiamo meno di 600 mila!

 
10/08/2010 - Dibattito sulla crescita demografica (Paolo Gazzola)

Suggerisco a chi voglia approfondire l'argomento un bellissimo articolo di Lord Peter T. Bauer dal titolo:" La crescita demografica. Un disastro o una benedizione? " che potete trovare scaricando il relativo pdf dal sito www.brunoleoni.it alla voce crescita demografica. E' un articolo del 1997 che mi sembra estremamente attuale. Dispiace comunque vedere persone di livello come il prof. Sartori affrontare argomenti complessi con semplificazioni ideologiche e superficiali spacciandole, come sovente capita in questi casi, per verità acquisite.

 
10/08/2010 - Natalità: le tesi dei “poteri forti” sono deboli. (Giuseppe Crippa)

La risposta di Sartori all’articolo di Ettore Gotti Tedeschi non poteva mancare, dato l’orientamento culturale della redazione de Il Corriere della Sera. Fa piacere comunque veder aprirsi un dibattito su un tema di ben altra profondità rispetto a quanto ci offrono in questi giorni altri “Giornali”… Questa intervista di Lorenzo (a proposito: Buon onomastico!) Torrisi a Luigi Campiglio ha il pregio, oltre che della tempestività, di consentire al lettore di comprendere meglio le implicazioni riguardanti il ruolo della famiglia e la qualità della formazione dei nostri figli, ribadendo l’infondatezza di radicati luoghi comuni. Mi auguro che Il Sussidiario continui a darci su questo tema un’informazione davvero libera (cioè non condizionata da “poteri forti” che vogliano imporre a tutti determinati modelli di comportamento) così come ha sempre fatto finora.

 
10/08/2010 - una rivoluzione culturale (MICHELE GRILANDA)

E' bello svegliarsi è leggere perle come quella che ci offre il Prof. Campiglio oggi. Ma mi chiedo dov'è lo Stato? Dov'è una classe politica che porti veramente avanti questa rivoluzione culturale attraverso provvedimenti adeguati?