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Economia e Finanza

IDEE/ Campiglio: ha ragione Gotti Tedeschi, la crisi si combatte anche facendo più figli

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La sfida della sostenibilità, o meglio della capacità di carico del Pianeta, oggi riguarda i modelli di consumo. Vi sono infatti risorse, come il petrolio, destinate a diminuire ed esaurirsi, specie di fronte all’aumento della domanda di grandi economie emergenti come Brasile, Cina e India. L’analisi neo-malthusiana sembra però sottovalutare la capacità dell’umanità, attraverso la scienza, gli accordi internazionali, ecc. di governare questi beni comuni, una categoria di cui si parla sempre di più. Non è un caso che l’ultimo Nobel per l’economia sia stato dato a studiosi che si sono occupati di questo tema, in particolare Elinor Ostrom. Il discorso neo-malthusiano della serie “se siamo di meno, stiamo più larghi” sembra trascurare tutto questo quadro.

 

Ma la crescita della popolazione aiuta o no lo sviluppo dell’economia?

 

Certamente non è l’unico fattore capace di determinarla, ma secondo me la aiuta almeno da tre diversi punti di vista. Per esempio, un’impresa che opera in un mercato in cui c’è una crescita, seppur minima, della domanda farà più facilmente investimenti. Il rischio di un errore di un investimento diventa infatti minore se la domanda sta crescendo (ed è evidente che questo avviene quando aumenta la popolazione). Non si tratta di una novità: questo è quello che affermava John Maynard Keynes negli anni Trenta per spiegare come una maggiore fertilità possa influenzare la crescita dell’economia. Non bisogna poi trascurare la dinamica dei comportamenti.

 

In che senso?

 

Il comportamento di un genitore con figli è diverso da quello di un single. Una coppia sente maggior responsabilità, maggiori motivazioni (un economista potrebbe parlare di animal spirits) nel raggiungere un tenore di vita adeguato per sé e per i propri figli. Più se ne hanno, maggiore sarà lo sforzo e l’impegno profuso dai genitori. Tutto questo, tradotto in termini economici, significa maggiore intensità e produttività del lavoro. Questo del resto è il modello su cui si è basato il boom economico italiano degli anni Cinquanta.

 

Qual è l’ultimo punto di vista utile a capire l’importanza dell’aumento della popolazione?

 

Il fatto che oggi nel 2010 si costruiscono i curriculum che serviranno dal 2050 in poi. Il dibattito recente sullo sviluppo economico del futuro sta facendo emergere l’importanza che avrà la qualità del capitale umano, mentre finora sembrava essere importante solo la quantità (ad esempio il numero di anni di scuola frequentati). La qualità sembra dipendere da due caratteristiche: la tenacia e la sicurezza di sé. E il ruolo dei bambini nella qualità è centrale: se vogliamo costruire un futuro migliore dobbiamo impegnare e investire le risorse adesso sui molto giovani. E più ce ne sono, più capitale umano di qualità sarà disponibile in futuro. Per questo sarà sempre più importante e decisivo il ruolo delle famiglie.

 

Perché?

 

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COMMENTI
12/08/2010 - Non è solo questione di numeri (gian carlo blangiardo)

Condordo pienamente con le tesi di Gotti Tedeschi e le analisi di Campiglio. Aggiungo un dettaglio: non è solo questione di numeri, vanno messi in conto anche i cambiamenti di struttura (leggasi: invecchiamento della popolazione). Non è irrilevante sul piano della domanda avere a che fare con una popolazione con 2 anziani per ogni giovane o con il viceversa. Il dinamismo, la proiezione nel futuro, l'investimento nella formazione e nell'innovazione non sono indipendenti dall'età. Gli italiani del "miracolo economico" erano un popolo giovane che aveva mediamente più anni di vita residua che anni di vita vissuta. Oggi, e ancor più domani, le cose saranno ben diverse. Credere che la attuale "crescita zero" sia l'agognato obiettivo significa non aver capito niente su come si determina la dinamica demografica. Per mantenere in Italia una vera crescita zero occorrono 750 mila nascite annue. Ne abbiamo meno di 600 mila!

 
10/08/2010 - Dibattito sulla crescita demografica (Paolo Gazzola)

Suggerisco a chi voglia approfondire l'argomento un bellissimo articolo di Lord Peter T. Bauer dal titolo:" La crescita demografica. Un disastro o una benedizione? " che potete trovare scaricando il relativo pdf dal sito www.brunoleoni.it alla voce crescita demografica. E' un articolo del 1997 che mi sembra estremamente attuale. Dispiace comunque vedere persone di livello come il prof. Sartori affrontare argomenti complessi con semplificazioni ideologiche e superficiali spacciandole, come sovente capita in questi casi, per verità acquisite.

 
10/08/2010 - Natalità: le tesi dei “poteri forti” sono deboli. (Giuseppe Crippa)

La risposta di Sartori all’articolo di Ettore Gotti Tedeschi non poteva mancare, dato l’orientamento culturale della redazione de Il Corriere della Sera. Fa piacere comunque veder aprirsi un dibattito su un tema di ben altra profondità rispetto a quanto ci offrono in questi giorni altri “Giornali”… Questa intervista di Lorenzo (a proposito: Buon onomastico!) Torrisi a Luigi Campiglio ha il pregio, oltre che della tempestività, di consentire al lettore di comprendere meglio le implicazioni riguardanti il ruolo della famiglia e la qualità della formazione dei nostri figli, ribadendo l’infondatezza di radicati luoghi comuni. Mi auguro che Il Sussidiario continui a darci su questo tema un’informazione davvero libera (cioè non condizionata da “poteri forti” che vogliano imporre a tutti determinati modelli di comportamento) così come ha sempre fatto finora.

 
10/08/2010 - una rivoluzione culturale (MICHELE GRILANDA)

E' bello svegliarsi è leggere perle come quella che ci offre il Prof. Campiglio oggi. Ma mi chiedo dov'è lo Stato? Dov'è una classe politica che porti veramente avanti questa rivoluzione culturale attraverso provvedimenti adeguati?