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FIAT/ L’assist (involontario) della Fiom a Marchionne

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Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)  Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

Nei primi sette mesi dell’anno, la casa automobilistica di Detroit, ha visto un incremento delle vendite di circa il 10%. Il mercato tuttavia ha registrato una crescita più elevata e dunque la controllata di Fiat ha perso quote di mercato, scendendo al 9,2%. Nel mese di luglio, Chrysler ha registrato un andamento uguale al mercato, ma la market share è stata sotto il 9%. I dati di Chrysler non sono dunque positivi poiché la casa automobilistica continua a perdere quote di mercato.

 

I dati del mercato americano mostrano una contrazione delle vendite dei veicoli di piccola dimensione, chiudendo in parte le porte all’arrivo dei modelli Fiat oltreoceano. Si evidenzia invece una forte crescita dei “light truck”, cioè di quei veicoli leggeri di grandi dimensioni che sempre sono piaciuti al consumatore americano.

 

Fiat vive una situazione ancora più delicata in Italia. Dapprima la vertenza con la Fiom per Pomigliano d’Arco, che ha alzato il livello di scontro sindacale e in seguito, la decisione di produrre le monovolume in Serbia ha creato un clima di tensione.

 

La Fiom, in piena campagna di successione nella Cgil, ha assunto una posizione di veto assoluto a qualsiasi cambio per produrre la nuova Panda a Pomigliano d’Arco. La posizione del sindacato della Cgil ha portato a uno scontro diretto con il management di Fiat e ha fornito un assist a Sergio Marchionne, amministratore delegato della casa automobilistica torinese, per rivedere il piano “Fabbrica Italia”.

 

Secondo questo piano di sviluppo, Fiat avrebbe dovuto investire 20 miliardi di euro in Italia e in questo piano era prevista la produzione delle monovolume L0 a Mirafiori. Portare la produzione della L0 in Serbia ha dei notevoli vantaggi dal punto di vista industriale, poiché il Governo del paese balcanico ha deciso di porre sul piatto circa 250 milioni di euro.

 

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