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FINANZA/ È davvero possibile liberarsi degli speculatori?

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L’intelletto umano è riflessivo, è dotato di auto-coscienza ed è in grado di esprimere valutazioni di grado e preferenze su vari aspetti del mondo, siano essi concreti o semplicemente psicologici.

 

L’interazione di vari soggetti dà vita a un nucleo sociale caratterizzato da relazioni affettive, ma non solo: vivendo infatti in un ambiente limitato le cui risorse sono scarse, entrano in gioco anche relazioni cosiddette “economiche”, che regolano le interazioni sociali tra gli uomini nella gestione di queste stesse risorse, a seconda dei fini e delle necessità di ciascuno.

 

Queste necessità sono determinate dalle valutazioni soggettive e dalle preferenze che ogni essere umano esprime, a cui sono connesse naturalmente delle stime - che, a causa del nostro essere soggetti “passionali” o dotati di emozioni, definirei più o meno razionali - sui costi e sui benefici delle azioni che è necessario intraprendere per la soddisfazione di tali bisogni.

 

Se il costo (emozionale o concreto) è troppo alto, l’uomo ha facoltà di rinunciare alla propria necessità, magari posticipandone la soddisfazione o riadattando le proprie preferenze. Altrimenti, egli agisce e attiva uno o più scambi economici che lo portano a raggiungere il proprio fine.

 

Di fatto, l’uomo è portato sin da bambino a “speculare”, ovvero a riflettere sui propri bisogni e sul mondo che lo circonda, in un processo intenzionale che lo porta poi a compiere azioni che ne determinano il ruolo all’interno della società. Quindi, ciascuno di noi si comporta come uno speculatore nelle proprie scelte quotidiane: prima di compiere un’azione - magari sulla spinta di un bisogno fisiologico o, più semplicemente, emotivo - pondera i relativi costi e benefici, così da poter massimizzare la propria utilità attesa al minor costo possibile, ed essere quindi soddisfatto.

 

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COMMENTI
16/08/2010 - specchio delle mie brame (giorgio cordiero)

Secondo il sillogismo perpetrato da chi scrive l'articolo la speculazione è insita nella natura umana , perciò ineliminabile. Concordo, ma integro. La speculazione se moderata e "ingabbiata" entro certi parametri è addirittura sana. l problema si pone quando non vi sono limiti ad essa. I derivati hanno un potere di leva finanziaria toricamente illimitato. Ne abbiao avuto recenti e tristi prove. Tassare le rendite ha un senso meramente momentaneo è come mettere i dazi sulle importazioni è una manovra che le menti semplici capiscono subito, ma che può avere terribili conseguenze. I veri invesitori, quelli che muovono veri capitali non sono quelli che hanno un paio di milioni di euro e che li "giocano in borsa", mafari dieci volte al giorno. I veri autori in grado di influenzae i mercati sono globalizzati e vanno afare volumi sui mercati più liberisti. Agiscono tramite mandati fiduciari in paesei contassazione migliore. Aumentare il capital gain no farebbe altro se non favorire fuhe di capitali e di volumi di affari all'estero. Il problema non risiede a piazza affari, ma nelle università e nei luoghi dove si decide come attuare la speculazione per favorire questa o quella lobby, per concetare un poere globale. Parlo da operatore del settore e lo sono da 25 anni. credetemi tassare le rendite è una goccina che fa più ale che bene. Occorre regolamentare in mercati ed incanalare la speculazione (inevitabile) riportandola entro certi margini di oscillazione.

 
12/08/2010 - Tassiamo meglio (e di più) le operazioni di borsa. (Giuseppe Crippa)

Concordo in buona parte con quanto scrive Michele Fortunato. Mi chiedo però perché debba essere possibile vendere beni di cui nel momento della vendita non si possiede la proprietà. Perché non posso farlo per esempio con una casa? O magari anche col Colosseo (di questi tempi i beni del demanio spesso sono posti in vendita…)? Scherzi a parte, credo che la speculazione dovrebbe essere disincentivata innanzi tutto con una opportuna tassazione delle transazioni, ma anche con la richiesta a chi vende allo scoperto di dimostrare di possedere i soldi che servono all’operazione bloccandoli in appositi conti infruttiferi.

 
11/08/2010 - ma soprattutto chi è uno speculatore? (michele fortunato)

mediamente per la stampa - ahimè anche quella specializzata - lo speculatore è il bieco che vende titoli allo scoperto. l'investitore invece i titoli li compra. c'e' dunque un asimmetria : chi compra è un sano ed onesto investitore, mentre chi vende è un bieco speculatore, una persona senza fiducia nel futuro. se poi il bieco speculatore fa i soldi guadagnando al ribasso che iddio lo perdoni !! non avrà mai perdono !! chi invece compra e guadagna è un uomo che ha ricevuto la giusta ricompensa, il tempo gli ha dato la giusta ragione. questo luogo comune ci impedisce di capire che un investitore ci mette i soldi, suoi o di chi gli glieli ha affidati : rischia e quindi si mette nella condizione di guadagnarci o di perderci - è veramente puerile dare una patente di ignobiltà ( speculatore !!) oltrechè pericoloso. la decisione di alcune borse di vietare le vendite allo scoperto non ha portato nessun beneficio. tale decisione ha allontanato i venditori allo scoperto che guarda caso sono gli unici che sicuramente compreranno quando il mercato è al ribasso ! la mancanza di eticità l'abbiamo vista quando vengono occultate perdite, oppure vengono fatti veri e propri falsi in bilancio, quando determinate poste all'attivo vengono gonfiate : questi sono i comportamenti da condannare e da sanzionare. prendersela con i venditori, allo scoperto o non, è una dimostrazione di miopia intellettuale che non vuol vedere i veri colpevoli dell'attuale situazione