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FINANZA/ È davvero possibile liberarsi degli speculatori?

Pubblicazione:mercoledì 11 agosto 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

In un sistema politico liberale, tale intenzionalità umana è lasciata libera di concretizzarsi nel rispetto tuttavia delle libertà altrui: tale rispetto si sostanzia anche in un’effettiva protezione di quegli uomini e quelle donne che si trovano, il più delle volte non per loro colpa, in una situazione psicofisica svantaggiata. Se infatti noi fossimo nelle loro condizioni, desidereremmo innanzitutto protezione nei confronti degli altri uomini che, a differenza di noi, sono liberi di agire con piena intenzionalità e coscienza: essi, infatti, potrebbero approfittare di noi.

 

Viceversa, chi ha la capacità di agire ha allo stesso modo la responsabilità di agire. Quanto appena specificato si riferisce soprattutto a coloro i quali, seppur dotati di intelletto e capacità riflessiva, sono proni a essere “vittima” dell’intelligenza (o furbizia) altrui, soprattutto in talune relazioni economiche.

 

Un collega, su queste pagine, ha criticato aspramente una mia apologia degli “speculatori”, evidenziando una mia presunta cancellazione di ogni riferimento morale agli aspetti legati a tale modalità d’agire (ovvero, l’atto della speculazione). Soprattutto, sembra che traspaia una mia preferenza nei confronti degli speculatori finanziari, mentre appare che io soprasseda sull’atteggiamento “speculativo” di operatori commerciali quali ad esempio un barista, che “si fa pagare dieci euro per un caffè” e che, verosimilmente, verrebbe tacciato di immoralità, se non addirittura di ladrocinio per la sua esosa richiesta.

 

Certo è che il suo cliente, se tanto sciocco da corrispondergli dieci euro per un caffè, sarebbe altrettanto meritevole di altri appellativi, per lo meno per la sua ingenuità. A meno che, nella sua scala di preferenze, quel caffè sia di fondamentale importanza, tanto da portarlo a pagare qualsiasi prezzo per soddisfare il suo bisogno di caffeina.

 

In un contesto normale, però, un ristoratore che offre cibi e bevande a prezzi “fuori mercato” ha poca possibilità di mantenere con successo la propria attività imprenditoriale: poco importa che i suoi prezzi siano “cari come il fuoco”, perché se non vi saranno consumatori a reputarli giustificati, lui avrà la sala sempre vuota.

 

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COMMENTI
16/08/2010 - specchio delle mie brame (giorgio cordiero)

Secondo il sillogismo perpetrato da chi scrive l'articolo la speculazione è insita nella natura umana , perciò ineliminabile. Concordo, ma integro. La speculazione se moderata e "ingabbiata" entro certi parametri è addirittura sana. l problema si pone quando non vi sono limiti ad essa. I derivati hanno un potere di leva finanziaria toricamente illimitato. Ne abbiao avuto recenti e tristi prove. Tassare le rendite ha un senso meramente momentaneo è come mettere i dazi sulle importazioni è una manovra che le menti semplici capiscono subito, ma che può avere terribili conseguenze. I veri invesitori, quelli che muovono veri capitali non sono quelli che hanno un paio di milioni di euro e che li "giocano in borsa", mafari dieci volte al giorno. I veri autori in grado di influenzae i mercati sono globalizzati e vanno afare volumi sui mercati più liberisti. Agiscono tramite mandati fiduciari in paesei contassazione migliore. Aumentare il capital gain no farebbe altro se non favorire fuhe di capitali e di volumi di affari all'estero. Il problema non risiede a piazza affari, ma nelle università e nei luoghi dove si decide come attuare la speculazione per favorire questa o quella lobby, per concetare un poere globale. Parlo da operatore del settore e lo sono da 25 anni. credetemi tassare le rendite è una goccina che fa più ale che bene. Occorre regolamentare in mercati ed incanalare la speculazione (inevitabile) riportandola entro certi margini di oscillazione.

 
12/08/2010 - Tassiamo meglio (e di più) le operazioni di borsa. (Giuseppe Crippa)

Concordo in buona parte con quanto scrive Michele Fortunato. Mi chiedo però perché debba essere possibile vendere beni di cui nel momento della vendita non si possiede la proprietà. Perché non posso farlo per esempio con una casa? O magari anche col Colosseo (di questi tempi i beni del demanio spesso sono posti in vendita…)? Scherzi a parte, credo che la speculazione dovrebbe essere disincentivata innanzi tutto con una opportuna tassazione delle transazioni, ma anche con la richiesta a chi vende allo scoperto di dimostrare di possedere i soldi che servono all’operazione bloccandoli in appositi conti infruttiferi.

 
11/08/2010 - ma soprattutto chi è uno speculatore? (michele fortunato)

mediamente per la stampa - ahimè anche quella specializzata - lo speculatore è il bieco che vende titoli allo scoperto. l'investitore invece i titoli li compra. c'e' dunque un asimmetria : chi compra è un sano ed onesto investitore, mentre chi vende è un bieco speculatore, una persona senza fiducia nel futuro. se poi il bieco speculatore fa i soldi guadagnando al ribasso che iddio lo perdoni !! non avrà mai perdono !! chi invece compra e guadagna è un uomo che ha ricevuto la giusta ricompensa, il tempo gli ha dato la giusta ragione. questo luogo comune ci impedisce di capire che un investitore ci mette i soldi, suoi o di chi gli glieli ha affidati : rischia e quindi si mette nella condizione di guadagnarci o di perderci - è veramente puerile dare una patente di ignobiltà ( speculatore !!) oltrechè pericoloso. la decisione di alcune borse di vietare le vendite allo scoperto non ha portato nessun beneficio. tale decisione ha allontanato i venditori allo scoperto che guarda caso sono gli unici che sicuramente compreranno quando il mercato è al ribasso ! la mancanza di eticità l'abbiamo vista quando vengono occultate perdite, oppure vengono fatti veri e propri falsi in bilancio, quando determinate poste all'attivo vengono gonfiate : questi sono i comportamenti da condannare e da sanzionare. prendersela con i venditori, allo scoperto o non, è una dimostrazione di miopia intellettuale che non vuol vedere i veri colpevoli dell'attuale situazione