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FINANZA/ 1. Colpo di scena: ora Giavazzi accusa la politica...

Pubblicazione:giovedì 12 agosto 2010

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In effetti, è dall’inizio degli anni Novanta che si è pensato (in molti) che la politica fosse andata “in pensione” e il mondo degli affari, soprattutto finanziari, dilagasse, regolando quasi direttamente le società. Anche il professor Giavazzi applaudiva all’affermarsi della deregolamentazione e della nuova finanza anglosassone che si consolidava con il “Gramm Leach-Biley” del 1999, che promuoveva la creazione di Banking Holding Companies, cioè di conglomerate “tutto fare”.

 

Avevamo periodicamente delle “prediche giavazziane” sulla funzionalità e la vitalità di Wall Street e della finanza anglosassone. Abbiamo avuto in questi anni delle autentiche “orazioni” in difesa dei
“derivati” e di tutte le nuove tecniche finanziarie. E anche dell’utilità delle stock-option. Tutta colpa dei politici? Sono loro che hanno ispirato questa nuova architettura finanziaria?

 

A rigor di logica, è difficile accusare lo Stato e la politica prima di invasione e, poi, quando si ritira (e magari le cose vanno male), accusarlo di aver lusingato banchieri e finanzieri disinteressandosi delle regole del mercato, lasciando fare tutto quello che si voleva. Come devono comportarsi in fin dei conti politica e Stato? Interessarsi o non interessarsi all’economia e alla finanza?

 

Sarebbe il caso che il liberista Giavazzi lo spiegasse più dettagliatamente e anche nei tempi dovuti. Altri lo hanno fatto e hanno anche criticato “l’andazzo” che avevano preso gli intermediari finanziari a cavallo degli anni Duemila. Inutile citare il solito Nouriel Roubini o il solito Paul Krugman. Anche Joseph Eugene Stiglitz, premio Nobel per l’economia nel 2001, ha detto che il modo e l’entità della cartolarizzazione usata in questi anni prevedeva “la nascita al mondo di un cretino ogni minuto”. Difficile immaginare che una tecnica bancaria come la cartolarizzazione sia stata pensata nei palazzi del “potere politico” e non elaborata nei grandi santuari del “potere finanziario”.
 

 

E questa cartolarizzazione deve piacere moltissimo al professor Francesco Giavazzi, difensore d’ufficio per anni dei prodotti finanziari derivati. Non c’ è dubbio che vi siano stati lobbies politiche che andavano a braccetto delle banche, ma sarebbe interessante spiegare chi guidava il cammino in questo periodo storico. Certo, nella responsabilità della crisi ci sono anche i poteri regionali, come quelli dietro alle casse di risparmio tedesche. Ma chissà chi c’era in compagnia della “cassa di risparmio” Bearn Stearns, oppure della “cassa rurale” Lehman Brothers o delle otto “banchette” inglesi nazionalizzate, per disperazione in una notte, dal premier Gordon Brown? E chi era Sidney Homer, specialista in obbligazioni della “Salomon Brothers”, che separava le obbligazioni dalle loro cedole vendendole separatamente? Una spia della Cia o un comune grande banchiere americano?

 

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COMMENTI
12/08/2010 - Routine (Vulzio Abramo Prati)

Da un po' di tempo stavo in pensiero: mancava la solita critica al prof. Giavazzi, finalmente è arrivata! Con tutto quello che sta succedendo in Italia, crisi o non crisi,riforme da fare, litigopoli, parentopoli, casopoli, criminalità ecc... ecco identificato il vero colpevole: il Prof. Giavazzi che con la sua visione liberista si permette di accusare la politica! Questo signore che "parla soprattutto inglese", forse perchè insegnando al MIT ed essendo uno dei più brillanti economisti usa correntemente questa lingua, cosa che tanti giornalisti faticano a fare, osa accusare la corruzione politica! Quello che Giavazzi, con termini corretti e forbiti afferma è quasi un complimento rispetto a quando dice la gente per strada, basta saperla ascoltare, anche e soprattutto votanti di destra! E' vero, "le sintesi schematiche e brutali potrebbero essere controproducenti", e questo vale anche per la critica dell'altrui pensiero che, nello specifico, per storia, esperienza e profondità merita qualcosa di più di battute di dubbio gusto! Io continuo a pensare che il libero mercato sia la via che dà le maggiori possibilità a tutti, nel rispetto delle leggi che emette il Parlamento, e senza quegli ulteriori interventi politici "regolatori" che ci hanno portato ad avere un debito del 121% sul PIL!