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FINANZA/ 1. Colpo di scena: ora Giavazzi accusa la politica...

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Ma forse il professor Giavazzi rimpiange i tempi di Raffaele Mattioli, Giordano Dell’Amore e Enrico Cuccia, banchieri italiani inafferrabili per il controllo politico, discreti sino all’ossessione e refrattari alle innovazioni brillanti? Non si può pensare che Giavazzi li rimpianga, perché sono il “passato” dove c’era il controllo dello Stato e nel caso di Mediobanca, il doppio controllo dell’Iri e del Tesoro.


Ora non c’è dubbio che, con la persistenza della crisi e le difficoltà a uscirne, ci sia a volte una “strana voglia” a trovare “capri espiatori” evitando una impopolarità dilagante. Presto arriveranno i bilanci delle banche e non sarà semplice aggiustarli, malgrado le “amiche” Agenzie di rating riescano a far brillare tutto, quando vogliono.

 

Ma più che accuse lanciate con poco senso, sarebbe meglio studiare e apprendere la realtà di questi anni. Le sintesi schematiche e brutali potrebbero essere controproducenti. Non vorremmo che dopo il vecchio adagio “piove, governo ladro”, il professor Giavazzi arrivasse a ipotizzare che Bernie
Maddoff è una vittima di Bush junior.



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COMMENTI
12/08/2010 - Routine (Vulzio Abramo Prati)

Da un po' di tempo stavo in pensiero: mancava la solita critica al prof. Giavazzi, finalmente è arrivata! Con tutto quello che sta succedendo in Italia, crisi o non crisi,riforme da fare, litigopoli, parentopoli, casopoli, criminalità ecc... ecco identificato il vero colpevole: il Prof. Giavazzi che con la sua visione liberista si permette di accusare la politica! Questo signore che "parla soprattutto inglese", forse perchè insegnando al MIT ed essendo uno dei più brillanti economisti usa correntemente questa lingua, cosa che tanti giornalisti faticano a fare, osa accusare la corruzione politica! Quello che Giavazzi, con termini corretti e forbiti afferma è quasi un complimento rispetto a quando dice la gente per strada, basta saperla ascoltare, anche e soprattutto votanti di destra! E' vero, "le sintesi schematiche e brutali potrebbero essere controproducenti", e questo vale anche per la critica dell'altrui pensiero che, nello specifico, per storia, esperienza e profondità merita qualcosa di più di battute di dubbio gusto! Io continuo a pensare che il libero mercato sia la via che dà le maggiori possibilità a tutti, nel rispetto delle leggi che emette il Parlamento, e senza quegli ulteriori interventi politici "regolatori" che ci hanno portato ad avere un debito del 121% sul PIL!