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FINANZA/ 2. Dall’Ungheria un vento di crisi per l’Europa e l'Italia

Pubblicazione:giovedì 12 agosto 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Inoltre, un altro chiaro segnale di avventatezza è giunto un paio di mesi fa, quando proprio il buon Orban, attraverso il suo portavoce, per scaricare sui governi precedenti il disastro dei costi aveva detto a chiare lettere che «non è esagerato ipotizzare di essere a rischio di default», salvo poi fare immediatamente retromarcia. Detto fatto, i mercati andarono in allarme, con i credit default swap sul debito ungherese cresciuti di 100 punti base in un solo giorno.

 

Orban, il cui unico scopo è quello di uscire vincitore dalle elezioni amministrative del 3 ottobre prossimo evitando tagli alla spesa pubblica, sa benissimo che il suo governo non riuscirà nell’obiettivo di tenere sotto controllo il deficit, tanto più che le agenzie di rating hanno già minacciato di tagliare ulteriormente il già poco esaltante giudizio sul debito di Budapest: Standard & Poor’s, che già gli assegna un poco lusinghiero BB-, ha detto che potrebbe bollare le obbligazioni ungheresi come «junk», spazzatura.

 

Rifinanziare a quel punto sarebbe impossibile e in tanti, banche in testa, si troveranno con quegli assets inutili in pancia: dove e come potranno scaricarli? A quali prezzi, poi? A quel punto, solo l’intervento di Ue e Fmi potrà cercare di placare l’incendio. Che, però, sarà già divampato. Anche perché, in ossequi alla corsa alle obbligazioni e agli alti rendimenti, il tesoro ungherese due settimane fa è riuscito comunque a piazzare 57,5 miliardi di fiorini (263,8 milioni di dollari) di bond, peccato che per i decennali sia stato offerto un rendimento appena sopra il 7%. Alto ma comunque inferiore alla media per i titoli a lunga scadenza.

 

Insomma, a ora la scommessa del governo di raccogliere credito sul mercato obbligazionario pare vincente, tanto che nei primi sei mesi dell’anno il Tesoro ha venduto bond per circa 340 miliardi di fiorini, esattamente il doppio di quanto aveva programmato di piazzare all’inizio dell’anno. Ma è sostenibile questo indebitamento?

 

No. Tanto più che per gli analisti di Citigroup, se dovesse esserci un peggioramento della situazione, Budapest potrebbe aver difficoltà a reperire fondi nel 2011, anno i cui andranno in scadenza enormi quantità di obbligazioni sia pubbliche che bancarie in Europa: e l’Ungheria deve rimborsare 11 miliardi di dollari.

 

Ma il problema più grave, dopo quello politico dato da un governo apertamente nazionalista, populista e non ultimo antisemita, è quello della bolla immobiliare che sta per esplodere in tutta la sua virulenza a causa dei tassi di cambio. La grandissima parte dei mutui stipulati in Ungheria, infatti, sono denominati in franchi svizzeri e i costi mensili per tantissimi proprietari di casa sono raddoppiati da quando il fiorino ungherese è crollato del 35% contro la valuta elvetica dal 2008 in poi. Il totale del valore di questi mutui era di 2,2 trilioni di fiorini (10,2 miliardi di dollari) a maggio scorso dai 133,8 miliardi di fiorini dell’inizio del 2005, questo stando a dati ufficiali della Banca centrale di Budapest.

 

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