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FINANZA/ 2. Dall’Ungheria un vento di crisi per l’Europa e l'Italia

Pubblicazione:giovedì 12 agosto 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Per alcune banche locali come OTP Bank Nyrt, Erste Group Bank AG e Foldhitel es Jelzalogbank Nyrt, i cosiddetti “non-performing loans”, ovvero i prestiti che non andranno a buon fine, potrebbero salire al 10% del totale di quelli erogati entro la fine dell’anno. In tutto il paese ci sono 5,4 trilioni di fiorini denominati in moneta straniera, l’equivalente di due terzi del credito personale e l’82% di quella cifra è denominata in franchi svizzeri: la bolla sta per esplodere.

 

Lo certifica Andras Simor, presidente della Banca centrale, secondo cui nel paese «non abbiamo ancora trovato un modo per far smettere la gente di comprare televisore Lcd attraverso il credito di moneta estera». Una bolla di falso benessere, insomma, figlia della logica del carry trade che ha riversato montagne di assets liquidi in paesi che ora si trovano costretti a fare i conti con i tassi di cambio e l’apprezzamento record del franco.

 

I rimborsi del debito privato sono cresciuti in tutta l’Ungheria da quando il franco è salito al record di 219 sul fiorino lo scorso 1° luglio, a causa anche di una classe politica folle. Lajos Kosa, uno dei principali esponenti del partito do governo Fidesz, è riuscito a far perdere il 4% al fiorino lo scorso giugno, affermando che l’Ungheria «ha poche chances di evitare una crisi in stile greco».

 

L’Associazione dei debitori in difficoltà a Budapest riceve oltre 15mila telefonate al mese, dieci volte tanto quelle che riceveva solo due anni fa. La presidentessa, Mariann Lenard, ha dichiarato a Bloomberg che «la classe media con salari decenti rappresenta la maggioranza delle persone che ci telefona. Ci sono 2-3 milioni di persone che non sanno letteralmente come far fronte al prossimo pagamento».

 

Il governo per ora ha dato vita a una moratoria sulle ripossessione di immobili e sui pignoramenti fino al 15 aprile 2011 e il consiglio dei ministri sta studiando l’ipotesi di un’azienda per la gestione del patrimonio immobiliare che farebbe fronte ai bad loans e convertirebbe i debitori in affittuari con il governo come “padrone di casa”: con quali soldi occorrerebbe chiederlo al bravo Orban e alla sua ricetta folle. Alla fine di marzo, i prestiti privati in ritardo erano oltre due milioni e al loro interno si trovavano 100mila mutui. Il problema è che una simile politica di statalismo totale, potrebbe portare la gente a pensare di non dover più ripagare i debiti visto che il governo sta preparando la propria azione di copertura: a quel punto lo stato di salute delle banche, già poco sano e ora ulteriormente minato dalle tasse spropositate del governo, rischia di subire un colpo mortale.

 

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