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IDEE/ Robert Sirico: le virtù del buon capitalista

La crisi economico-finanziaria non è ancora alle spalle. Lo confermano anche gli ultimi dati arrivati dagli Usa. Abbiamo fatto il punto della situazione con ROBERT SIRICO, presidente dell’Acton Institute

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La crisi economico-finanziaria non è ancora alle spalle. Lo conferma anche la Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, che martedì ha detto che negli Usa la ripresa è in rallentamento, più di quanto ci si attendesse. Resta infatti il problema della disoccupazione, del credito e del reddito delle famiglie, proprio nel paese dove tutto ha avuto inizio. Abbiamo dunque fatto il punto sulla crisi e le sue origini con Robert Sirico, fondatore e presidente dell’Acton Institute.

 

Pensa che la crisi economica e finanziaria abbia anche origini culturali e morali?

Si potrebbero indicare un largo numero di mancanze morali e culturali che hanno fatto precipitare l’attuale crisi finanziaria. Lo stesso tipo di difetti morali che potremmo riscontrare in tutte le interrelazioni sociali. Un mio amico, tempo fa, notò acutamente che il mercato avrebbe sempre evidenziato ogni vizio e virtù esibite dalle persone nelle libere relazioni sociali, perché è questo il mercato nella realtà. La caratteristica specifica dell’attuale crisi è che gli individui, attraverso una serie di spinte politiche, sono stati portati ad agire con modalità che altrimenti non avrebbero seguito. Nella letteratura economica lo si definisce “the moral hazard” (rischio o azzardo morale), cioè una situazione in cui le persone non riescono più a percepire il rischio connesso alle loro azioni a causa di ostacoli o distorsioni da parte di terzi, che hanno creato una asimmetria nelle informazioni.

Dove si è presentato prima questo problema?

Negli Stati Uniti, e poi rapidamente a livello globale, nel mercato immobiliare. Gli interventi della Federal National Mortgage Association e della Federal Home Loan Mortgage Corporation (note con i nomignoli di Freddie Mac e Fannie Mae, tra l’altro entrambe imprese garantite dal governo) hanno indotto molti cittadini ad accendere mutui che non potevano permettersi e le banche a offrire prestiti a persone con scarse possibilità di restituirli. Posso anche aggiungere che un certo numero di deputati e senatori hanno considerato Freddie Mac e Fannie Mae come il veicolo per costruire propri serbatoi elettorali a spese dei contribuenti.

 

Il problema sembra quindi determinato anche da uno “stile di vita” integralmente a debito. Il pensiero cattolico sociale americano, di cui lei è uno dei maggiori rappresentanti al mondo, che cos’ha detto in proposito?

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COMMENTI
16/08/2010 - Oh! (Daniele Scrignaro)

Allora si può parlare di economia (e "filosofia" dell' economia) in modo comprensibile ai più (se ha capito un imberbe come me), far capire come vanno le cose, senza paroloni e termini inglesi (quando italianizzati, poi), in cui la Dottrina sociale della Chiesa non è appiccicata al fenomeno o usata come minaccioso castigo o riferita come astratta panacea, ma è semplicemente incarnata ed esemplificata. L'articolo mi ha ricordato l'attualità della "Laborem excersens", con la proprietà, l'impresa, etc. che non possono prescindere dal bene comune, anzi che a questo comunque siano finalizzati: "considerare il potenziale morale di ogni opportunità di investimento o di acquisto, e soprattutto di arrivare a capire la vocazione, la chiamata di Dio che esiste nel lavoro in sé" è da chiedere ai Paperoni di turno perché maneggiano il grosso, ma noi non possiamo chiamarci fuori quando, per esempio, decidiamo in quale banca aprire il conto (per rosicchiare qualche zero-virgola-zero in più, o a seconda della "politica" con cui verranno investiti), o davanti all'Iphone regalato al figlio tredicenne o ventenne che sia. Un grazie sincero.