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IDEE/ Robert Sirico: le virtù del buon capitalista

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Ogni “pensiero sociale cattolico americano” autentico non può che essere un’applicazione della Dottrina sociale universale della Chiesa cattolica alla situazione peculiare americana, e l’idea di vivere al di sopra dei propri mezzi, imbevuta di una mentalità consumistica, e l’imprudente assunzione di debiti sono violazioni dei principi dell’insegnamento sociale della Chiesa e, in generale, di un sano e prudente modo di vivere.

Si potrebbe porre la questione anche al governo, specialmente alla luce delle azioni intraprese per mitigare gli effetti della crisi e che hanno creato ulteriore debito nazionale, che si ripagherà attraverso un aumento della tassazione o del denaro circolante (inflazione), oppure estendo il ripianamento del debito alle future generazioni.

 

Il capitalismo democratico ha sconfitto i suoi concorrenti, ma ora sta affrontando una serie di problemi come disoccupazione, recessione e inquinamento ambientale. Perché non riesce a risolverli?

 

A parte il fatto che gli Stati Uniti sono un’economia fortemente regolata (e lo diventeranno sempre di più), chiunque pensi che una società economicamente libera possa risolvere tutti i problemi è un sognatore utopico. Alla libertà è connessa la responsabilità e perché la libertà permanga sono essenziali le virtù. I fallimenti e le difficoltà del moderno “capitalismo democratico” negli Stati Uniti sono a mio parere di due tipi.

 

Quali?

 

Il primo è la separazione della dimensione economica della verità (i liberi mercati sono necessari alla prosperità) dalla più ampia verità morale di chi è l’uomo nel suo bisogno di solidarietà, virtù e comunità. Sfide come la disoccupazione, la recessione e l’ambiente possono essere affrontate con la produttività economica e la chiara assegnazione dei diritti di proprietà. Un’eccessiva espansione della sfera politica e statale, che si manifesta in livelli pericolosamente elevati di regolamentazione, tassazione e altre forme di intervento, finisce solo per ostacolare la capacità del mercato di risolvere i problemi economici sia nel Nord America che nell’Europa Occidentale.

 

E qual è il secondo problema del capitalismo democratico?

 

Riguarda qualcosa che il mercato da solo non può ultimamente risolvere, e cioè il significato del valore umano che trascende la valutazione economica. Qui la soluzione può venire solo da comunità vive, dove le persone lavorano in collaborazione tra loro, si prendono cura l’una dell’altra e si conoscono reciprocamente. Attività di mercato senza questo senso dell’umana comunità, che guardano solo al profitto e all’efficienza affrettano la rottura della solidarietà, ma paradossalmente, anche interventi politici, pur ben disposti verso il valore della comunità, possono rompere la solidarietà, soprattutto quando essi trascurano il principio della sussidiarietà.

 

Di fronte alla crisi, alcuni imprenditori stanno lasciando a casa il maggior numero possibile di dipendenti, mentre altri si stanno sforzando di non licenziare. Significa che non sempre i presupposti morali dell’attività imprenditoriale sono gli stessi?

 

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COMMENTI
16/08/2010 - Oh! (Daniele Scrignaro)

Allora si può parlare di economia (e "filosofia" dell' economia) in modo comprensibile ai più (se ha capito un imberbe come me), far capire come vanno le cose, senza paroloni e termini inglesi (quando italianizzati, poi), in cui la Dottrina sociale della Chiesa non è appiccicata al fenomeno o usata come minaccioso castigo o riferita come astratta panacea, ma è semplicemente incarnata ed esemplificata. L'articolo mi ha ricordato l'attualità della "Laborem excersens", con la proprietà, l'impresa, etc. che non possono prescindere dal bene comune, anzi che a questo comunque siano finalizzati: "considerare il potenziale morale di ogni opportunità di investimento o di acquisto, e soprattutto di arrivare a capire la vocazione, la chiamata di Dio che esiste nel lavoro in sé" è da chiedere ai Paperoni di turno perché maneggiano il grosso, ma noi non possiamo chiamarci fuori quando, per esempio, decidiamo in quale banca aprire il conto (per rosicchiare qualche zero-virgola-zero in più, o a seconda della "politica" con cui verranno investiti), o davanti all'Iphone regalato al figlio tredicenne o ventenne che sia. Un grazie sincero.