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Economia e Finanza

IDEE/ Robert Sirico: le virtù del buon capitalista

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Ho trovato Caritas in Veritate un documento ricco, sorprendentemente complesso e sottile: per apprezzare la sua ricchezza bisogna seguire attentamente la visione globale del Papa. Forse una delle parti più affascinanti dell’enciclica è quella che riguarda l’invito alla “sussidiarietà fiscale”, che per me è uno dei suggerimenti più innovativi e stimolanti dell’enciclica.Per come la capisco, l’idea del Papa è sostanzialmente di considerare la possibilità di ciò che gli americani chiamerebbero un sistema di “crediti fiscali”, per finanziare direttamente bisogni locali nelle nazioni in via di sviluppo. Ciò consentirebbe ai contribuenti di destinare direttamente una parte della tassazione impiegata attualmente in programmi di welfare o aiuto nazionali e internazionali.

 

Quali vantaggi porterebbe?

 

Si avrebbe un impatto incredibile, non solo per il controllo più diretto sulla spesa di questi fondi (ogni donatore avrebbe un interesse personale nella loro destinazione), ma perché si stimolerebbero le persone a prendere parte più attiva in questi programmi di aiuto alla povertà. Il Papa indica l’esigenza che si eviti che questi sforzi vengano posti al servizio di interessi particolari, ma queste iniziative, se realizzate correttamente con un’interferenza politica minima, potrebbero portare a una specie di rinascimento internazionale dell’impegno caritatevole, facendo di ogni contribuente un mini filantropo. Al contempo, verrebbe limitata la mentalità burocratica che spesso rende questi programmi dispendiosi e inefficaci.

 

La sfida del capitalismo oggi è più morale (rinnovamento interno) o politica (rapporto con il capitalismo di Stato della Cina e quindi non libero)? Che problemi vi pone?

 

Dovrei rispondere che è una combinazione, o una sintesi, sia della natura morale e politica delle cose, sia della comprensione e del rispetto delle interrelazioni tra le due. Essenzialmente si tratta di considerare il potenziale morale di ogni opportunità di investimento o di acquisto, e soprattutto di arrivare a capire la vocazione, la chiamata di Dio che esiste nel lavoro in sé, considerando noi stessi chiamati a collaborare con Dio nella creazione del mondo e capendo, per dirla con il filosofo francese Etienne Gilson, che “la pietà non è mai un sostituto della tecnica”, ma che la nostra capacità tecnica può proprio essere il modo in cui noi “usiamo la natura per la gloria di Dio.”

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
16/08/2010 - Oh! (Daniele Scrignaro)

Allora si può parlare di economia (e "filosofia" dell' economia) in modo comprensibile ai più (se ha capito un imberbe come me), far capire come vanno le cose, senza paroloni e termini inglesi (quando italianizzati, poi), in cui la Dottrina sociale della Chiesa non è appiccicata al fenomeno o usata come minaccioso castigo o riferita come astratta panacea, ma è semplicemente incarnata ed esemplificata. L'articolo mi ha ricordato l'attualità della "Laborem excersens", con la proprietà, l'impresa, etc. che non possono prescindere dal bene comune, anzi che a questo comunque siano finalizzati: "considerare il potenziale morale di ogni opportunità di investimento o di acquisto, e soprattutto di arrivare a capire la vocazione, la chiamata di Dio che esiste nel lavoro in sé" è da chiedere ai Paperoni di turno perché maneggiano il grosso, ma noi non possiamo chiamarci fuori quando, per esempio, decidiamo in quale banca aprire il conto (per rosicchiare qualche zero-virgola-zero in più, o a seconda della "politica" con cui verranno investiti), o davanti all'Iphone regalato al figlio tredicenne o ventenne che sia. Un grazie sincero.