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CRISI/ Pelanda: il rebus Obama minaccia la ripresa dell'Italia

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Barack Obama (Foto: Ansa)  Barack Obama (Foto: Ansa)

Conseguenze? L’export tedesco perderà qualcosa, ma continuerà nei settori dei grandi sistemi perché basato su megacontratti siglati dal suo governo con quelli emergenti (Cina, India, Russia, ecc.). L’Italia che esporta merci più sensibili al ciclo contingente subirà un calo più pronunciato del suo export.

 

Va detto che Germania e Italia, le due potenze esportatrici dell’Eurozona, stanno conquistando nuovi mercati (Brasile, Turchia, Balcani, ecc.) proprio per compensare il calo di importazioni nell’Europa stagnante e in America. Tuttavia, l’export potrebbe non bilanciare la poca crescita del mercato interno.

 

Non è pensabile che avvengano detassazioni stimolative in tempi brevi. Quindi l’unica spinta di crescita sarebbe quella di tenere basso il cambio dell’euro. Ma Cina ed America non lo vogliono per mantenere la competitività valutaria del loro export. E neppure la Bce lo vuole per contrastare l’inflazione importata via euro alto. La Germania terrà comunque. All’Italia non resta altro che imitare la Germania per aumentare il suo export pur in condizioni di solo media crescita globale e di svantaggio valutario. E cercare di fare perfino meglio.

 

www.carlopelanda.com



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COMMENTI
16/08/2010 - il difficile equilibrio/3 (giorgio cordiero)

NOn avverrà più. i modelli economici vanno rivisti, occorrre cominciare a convivere con una forte "volatilita" produttiva. Mai come ora la microeconomia e la macroeconoma devono riuscire a trovare nuovi modelli comuni e sinergici. La politica ed il consenso vanno rivisti alla luce di una nuova cultura globale. L'utopia delle mie affermazioni sarà presto trasformata dalla necessità in Virtù Rimango fiducioso, ma il compito che spetta a chi fa cultura è quello di far passare a tutti questi concetti.

 
16/08/2010 - ill difficile equilibrio/2 (giorgio cordiero)

...regole al sistema bancario americano, che comunque rimaneva il più disinvolto del mondo. La liquidità immessa nel cirquito si trasformo subito in nuova speculazione che si tradusse nella forte ripresa dei corsi azionari alla quale abbiamo assistito da marzo 2009 a Novembre dello stasso anno. La speculazione poi si tradusse nell'attacco all'euro. Ma siamo sicuri che questo "attacco ci abbia danneggiati". L'europa (secondo me) deve la recente ripresa della produzione industriale SOLO all'export che si è verificato grazie al cambio estrememente favorevole. Ancora una volta, in un mercato globalizzato le multinazionali hanno agito ,operando la produzione in quei luoghi che erano momentaneamente conveniente. Le produzioni ormai possono essere dirottate da un continente all'altro con estrema velocità. Non sarebbe bene cominciare ad abbandonare i modelli macroeconomici nazionali, regionali e perfino continentali? Credo che occorra una concertazione verticistica mondiale, ma non certo il g8 o il g 20 che si stanno rivelando tropo politicizzati. I capi di stato sono tropo impegnati a mantenere il consenso dell'elettorato locale e questi ultimi sono troppo poco lungimiranti per capire che l'unica soluzione è quella di unaseria concertazione globale. La piccola e media impresa è più che mai alla mercèe di questo tourbillon ...magari anche le pmi dovrebbero cominciare a ragionare in modo più globale. L'equilibrio è difficoltoso,ma la ripresa , per come la si conosce ora...

 
16/08/2010 - il difficile equiibrio (giorgio cordiero)

Ancora una volta mi trovo ad apprezzare la limpidezza dell'analisi del Dott. Pelanda. Occorre fare un po' di storia, più o meno recente. IL 16 gennaio del 1999 il rapporto di cambio euro/dollaro era 1,06...poi. L'euro era allora una moneta nuova che presto diventò reale (cioè stampata). Apparve chiaro che tutte le banche centrali furono più o meno costrette ad acqistare euro. Pe la semplice legge della domanda e dell'offerta il corso (prezzo) dell'euro crebbe al crescere della domanda. Negli anni successivi, dopo la crisi della new economy e della cosi detta bolla di internet gli Usa cominciarono a capire che la loro economia saebbe cresciuta solo se "drogata" da una forte detassazione che spingesse i consumi interni accompagnata da una svalutazione del dollaro che favorisse le esportazioni, nonchè da un fortissimo incentivo al consumo interno alimentato da un'allegra concessioni di crediti, poi di mutui. L'uso della cartolarizzazione e la speculazione sui derivati è storia recentissima, che ha portato il mondo alla crisi attuale. C'è da dire che Obama commise un errore quando , appena eletto, si trovò a dover fronteggiare la crisi sub prime ed il caso della Lehman. In quel momento venne a mancare la fiducia in tutto il sistema creditizio, i prestiti overnight tra banche rimasero fermi per mesi. Gli stati sovrani furono costrettia sostenere i colossi banari in crisi, con prestiti, immissioni di liquidità ecc. Allora Obama perse l'occasione di imporre regole.