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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Dalla Spagna una minaccia al federalismo italiano

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Anche perché il giorno precedente alla pubblicazione del dato record, l’eurozona aveva nascosto un’altra notizia: ovvero, il dato che vede l’economia greca ulteriormente depressa dalle misure di austerità imposta dal governo e dal tandem Fmi-Ue. «L’Europa continentale ha performato in maniera ottima durante il periodo di crescita dell’export: certo potrebbe non durare, ma non è una sorpresa, la Germania non è certo il problema dell’Europa», ha dichiarato Peter Toogood, direttore dei servizi di investimento alla Old Broad Street Research.

 

Insomma, la debolezza dell’euro creata dall’alto dei debiti dei Pigs è stato il motore della rinascita tedesca: mors tua, via mea. «Chiaramente queste figure mettono in evidenza la storia e il trend dell’anno: Grecia e Irlanda combattono per sopravvivere mentre Germania e Francia stanno facendo bene«, dichiara Guillaume Salomon, stratega alla TD Securities, secondo cui «lo scenario da incubo sarebbe quello di un grosso rallentamento sia dell’Europa continentale che dei paesi periferici, ma non ci aspettiamo che questa sia la situazione che ci attende. Il problema è che prima del lancio dell’euro i paesi più piccoli e più in difficoltà potevano svalutare la loro moneta, ora non possono più».

 

Insomma, un’Europa ufficialmente spaccata in due. Per Steven Major, capo dei ricercatori di Hsbc, «quelle che abbiamo appreso sono grandi novità per la Germania, ma altri paesi non stanno assolutamente performando. Le tensioni all’interno dell’area euro potrebbero essere pronte a ritornare. Questo potrebbe costringere il mercato a concentrarsi sulle preoccupazioni riguardo la solvibilità: Irlanda e Portogallo sono nel mirino in queste ore. I rendimenti della Germania sono troppo bassi rispetto al tasso di crescita, il bund è caro. Problema opposto è quello irlandese: per quanto il mercato continuerà a pensare che le cose vanno bene?».

 

Già, per quanto? Il tempo sembra già scaduto. E non solo per irlandesi e portoghesi, visto che una seconda ondata di crisi sta per colpire pesantemente la Spagna a causa dell’aumento del costo dei prestiti da parte dei vari governi regionali. La Catalogna, che pesa per un quinto sul Pil nazionale, è stata letteralmente sbattuta fuori dal mercato dei bond pubblici dallo scorso marzo e l’extra-rendimento che deve pagare sul debito governativo nazionale è oltre che triplicato quest’anno.

 

La Galizia ha addirittura chiesto di congelare il pagamento del debito di 2,6 miliardi di euro che ha nei confronti del governo centrale, richiesta respinta dal ministro delle Finanze, Elena Salgado il 27 luglio scorso e la regione di Madrid ha postposto una vendita di bond lo scorso mese. Le regioni spagnole, che prendevano denaro a prestito più o meno allo stesso tasso del governo centrale nel 2007 all’inizio della crisi, giocano un ruolo centrale nella battaglia di Zapatero per rimettere in ordine il budget e abbassare i costi dell’indebitamento: controllano circa il doppio di quanto spende lo Stato, impiegano più della metà dei dipendenti pubblici e si sono arrampicate letteralmente sul debito durante la recessione.

 

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COMMENTI
20/08/2010 - soluzioni new normal quali il SEMIALTERNO propone (giulio mancabelli)

Ora,fed. rappresenterà inizialmente un moltiplicare di centri e costi. Per non rischiare di finire in senso negativo come sembra svilupparsi la spagn. per l’eccessivo indebitamento regionale che di riflesso minaccio anche il fed.italiano. Conseg., la crisi politico-istit.in Italia se diventare sempre più patologica e per esasperazione mettere sempre più in dubbio lo sviluppo del fed.Al di là delle rassicurazioni di Calderoli nei confronti anche del Card. Bagnasco Quindi,affinché il fed.possa diventare un’autentica opportunità oltre che a lavorare molto per promuovere sviluppo,lavoro e dare inizio ad una progressiva riduzione della finanza derivata che come un“must”dovrà terminare e per sussidiarietà dasre autonomi. Principal.per rendersi effettivamente competitivi servirà tagliare di molto il lardo buroplutocrat. che ci avvolge ed opprime su molti fronti e livelli ridimension.il numero degli addetti degli apparati rendendo la strutturale ad ideali soli due strutturati prevalenti livelli, organici a filiera corta, grazie ad un accorto utilizzo delle nuove tecnologie informatiche solo così si potrà risultare competivi ricrendo un effettivo bipolarismo concrreziale aperto quanto il Sistema SEMIALTERNO propugna strutturandosi su una base proporzionale viene sostituito da una mandata al maggioritario in caso di fine anticipata della legislatura, ma, in questa evenienza la legislatura entrante non può modificare la Costit.dopo la quale, si ritornerà a mandate a base proporzionale!

 
19/08/2010 - Il pericolo del federalismo (Antonio Maggio)

Caro Bottarelli, grazie per le informazioni come sempre puntuali e degne di massima riflessione. Due questioni. La prima. In Italia il federalismo rischia in effetti di moltiplicare i centri di costo. Il motivo sta nella concezione di fatto "centralista" del rapporto tra stato e singolo cittadino. Senza una rigenerazione basata sul principio di sussidiarietà ho il timore che il federalismo si limiti e si fermi (nelle più rosee previsioni) in una riforma della sanità basata sui costi standard. La domanda sorge spontanea: serviva richiamare il federalismo per definire dei valori medi cui tutte le strutture sanitarie devono attenersi? Seconda. Mi pare che la questione euro1 e euro2, per quanto "spinta" e desiderata non possa essere praticabile: cosa si fa, si ristampano nuovamente i marchi che andranno a sostituire l'euro nel Nord Europa? Più probabilmente si vedrà un'Europa spaccata in due (come in Italia) con economie che viaggiano a due velocità. E ci saranno paesi costretti a pagare maggiori interessi per il proprio debito pubblico (come in uno stesso paese ci sono aziende che pagano tassi diversi a seconda della loro "bontà" creditizia). Il problema sarà: quanto potrà essere elevata (sopportabile) la tassazione ? O in alternativa si dovrà taglierà un pò di spesa pubblica e purtoppo non sarà più solo quello di "spreco" ma anche l'essenziale, quella propria di uno Stato, seppur "minimo"?

 
19/08/2010 - domande (frigerio angelo)

Lucida e Galileiana, come sempre, l'analisi di Bottarelli. Una domanda: ma come mai la recente asta dei bond spagnoli e greci ha avuto così grande successo? Per dirla alla Mourinho: sono tutti pirla?

RISPOSTA:

Caro Frigerio, sono tutt'altro che pirla i sottoscrittori di bond sovrani!!! In questo momento i grandi investitori sfuggono come la peste i mercati azionari e si lanciano su quelli delle obbligazioni statali che garantiscono buoni rendimenti (non certo come quelli folli pagati da Grecia, Spagna e Portogallo all'inizio dell'eurocrisi) e, soprattutto, diversificazione nel tempo: una riacutizzarsi della crisi del debito sovrano per Portogallo, Spagna e Grecia (e, ahime, anche Italia in maniera minore) è più che probabile, quindi i rendimenti salgono. Calcoli, poi, che chi investe pesantemente in questo mercato, agisce in contemporanea sulla leva dei cds, coprendosi dai rischi e garantendosi un investimento con hedging a prova pressoché di bomba. Il successo di quelle aste, paradossalmente e alla luce della realtà mraco e del debito di quei paesi, deve farci preoccupare, non gioire per la fine della crisi del debito. L'autunno, purtroppo, sarà galantuomo da questo punto di vista. Cordialmente (Mauro Bottarelli)

 
19/08/2010 - federalismo catalano (Luca Battanta)

L'articolo è decisamente interessante,l'unico punto su cui ho qualche perplessità riguarda la questione della Spagna. Mi spiego:trovo che un aumento dell'autonomia(fiscale,mi pare alla fine si parli di questo) della Catalogna(in cui tra l'altro buona parte della popolazione usa il catalano al posto dello spagnolo e dove,ad esempio,il terzo canale della tv pubblica in Catalogna è in catalano) se nel breve periodo possa creare qualche problema al risanamento dei bilanci alle(solite) regioni spagnole che rischiano il default nel medio periodo possa essere spunto per responsabilizzare la classe politica di quelle regioni. Va ricordato anche che il federalismo nel nostro paese è anni luce più indietro rispetto a quanto è stato concesso a Catalogna e Paesi Baschi. Io credo che in Italia l'introduzione dei costi standard è uno degli aspetti primari: non è possibile che in alcune regioni italiane il costo di un servizio sanitario sia 50 in un altra 200.Evidentemente c'è qualcosa che non va e l'introduzione dei costi standard anzichè della spesa storica è un grande passo in avanti per la responsabilizzazione della classe politica.Altrimenti la regione virtuosa si trova senza soldi per le infrastrutture mentre un amministratore poco oculato può andare avanti a sprecare(tanto ripiana lo Stato i debiti fatti). E quale momento è migliore rispetto alla fine di una crisi per una seria riorganizzazione dello stato ed in particolare della sua fiscalità?

 
19/08/2010 - squali e gechi (giorgio cordiero)

I gechi sono i "virtuosi" dell'economia europea, leggi Germania e Francia, che si arrampicano mimetizzandosi sui vetri, creano il problema, e succhiano le energia ai maiali (pigs). Poi ci sono gli squali, caro Bottarelli. Questi sono sovranazionali(apolidi direi) ed il rally di giugno (giustamente gonfiato come lei ben sostiene) ne è una delle prove(come pure l'attacco all'euro dei mesi precedenti).Nell'articolo di Passali di oggi (che ho positivamente commentato) si fa finalmente luce sul mondo della finanza, Gli eventi poco probabili si verificano sul mercato finanziario con una frequesnza sempre maggiore . Dietro a tutto ciò c'è la speculazione. Tutto questo fa si che operare previsioni sull'andamento dei mercati finanziari ,basandosi (come lei fa benissimo) su analisi limpide e razionali...diventi azzardato. In realtà il mercato finanziario rimane (negli ultimi 20 anni è stato così) COMPLETAMENTE SLEGATO dalla realtà delle economie.I dati macroeconomici vengono strumentalizzati ed enfatizzati dagli operatori/speculatori di borsa a seconda del fatto che questi abbiano posizioni rialziste , o ribassiste e i derivati, con l'effetto leva ,creano e distruggono moneta. Le ultime crisi sono PARTITE DA SPECULAZIONI BORSISTICHE, che solo apparentemente hanno "cavalcato" dati macroeconomici,interpretandoli a loro piacimento. Bisogna regolamentare subito i mercati percè questi giocano sulla pelle dei popoli. Questi squali si che si dovrebbero impiccare. Ma il cappio è nostro.