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FINANZA/ 1. Dalla Spagna una minaccia al federalismo italiano

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«Se gli investitori dovessero concentrarsi di più sui problemi delle regioni, diventerebbero immediatamente meno ottimisti sul debito governativo spagnolo e dichiarerebbero che il rally di giugno è stato gonfiato», ha dichiarato Olaf Penninga, uomo che gestisce un portafoglio di 140 miliardi di euro presso la Robeco Group di Rotterdam e ha venduto bond spagnoli lo scorso anno: «Se il governo centrale dovesse aiutare le regioni, potrebbe aggravare una situazione già grave».

 

Il rendimento dei bond a 10 anni del governo spagnolo è crollato di 79 punti base al 4,09% dal 16 giugno, stando alla prezzatura rilanciata da Bloomberg. Gli extra-rendimenti richiesti per detenere bond spagnoli invece che bund tedeschi è sceso la scorsa settimana a 165 punti base, in calo dal massimo di due mesi fa di 221 punti base. La Catalogna, poi, paga lo scotto peggiore alla bolla immobiliare.

 

La regione, che attrae il maggior numero di turisti di tutto il paese, ha pagato 300 punti base in più rispetto all’Euribor a tre mesi per un prestito a quattro anni da 1 miliardo di dollari lo scorso mese: la Fomento de Construcciones&Contratas SA, la quarta azienda edilizia spagnola, lo scorso 2 agosto ha accettato di pagare uno spread extra di 260 punti base per estendere un prestito da 1,1 miliardi di dollari fino al 2014.

 

Mentre i dati governativi pubblicati il 9 agosto dimostrano come la Catalogna abbia venduto 1 miliardi di euro di controvalare di bonds a 5 anni attraverso la cassa di risparmia La Caixa a giugno, la realtà ci dice che la regione non ha emesso un solo bond denominato sul benchmark in mercati pubblici dal marzo scorso, questo nonostante il governo regionale abbia investito ulteriore denaro nel mese di aprile per un road-show in Asia al fine di trovare sottoscrittori primari. «Il mercato del debito è chiuso a doppia mandata», dichiara al riguardo Adam Sedo, portavoce del governo autonomo.

 

Con un rendimento del 5,5%, il bond catalano a 10 anni è pari a quello del Perù: evviva il federalismo e il modello catalano dei motori d’Europa! Anche perché i problemi di finanziamento della regione rischiano di creare ulteriori tensioni tra Barcellona e Madrid, visto che la Catalogna spinge per ancor maggiore autonomia e la legge spagnola vieta il salvataggio delle regioni dal default: gli investitori sono invece certi che Madrid lo farà se sarà necessario, con i costi che questo comporterà per lo Stato. E il cds sul debito sovrano, per dirla con CarCarlo Pravettoni, s’impenna!

 

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COMMENTI
20/08/2010 - soluzioni new normal quali il SEMIALTERNO propone (giulio mancabelli)

Ora,fed. rappresenterà inizialmente un moltiplicare di centri e costi. Per non rischiare di finire in senso negativo come sembra svilupparsi la spagn. per l’eccessivo indebitamento regionale che di riflesso minaccio anche il fed.italiano. Conseg., la crisi politico-istit.in Italia se diventare sempre più patologica e per esasperazione mettere sempre più in dubbio lo sviluppo del fed.Al di là delle rassicurazioni di Calderoli nei confronti anche del Card. Bagnasco Quindi,affinché il fed.possa diventare un’autentica opportunità oltre che a lavorare molto per promuovere sviluppo,lavoro e dare inizio ad una progressiva riduzione della finanza derivata che come un“must”dovrà terminare e per sussidiarietà dasre autonomi. Principal.per rendersi effettivamente competitivi servirà tagliare di molto il lardo buroplutocrat. che ci avvolge ed opprime su molti fronti e livelli ridimension.il numero degli addetti degli apparati rendendo la strutturale ad ideali soli due strutturati prevalenti livelli, organici a filiera corta, grazie ad un accorto utilizzo delle nuove tecnologie informatiche solo così si potrà risultare competivi ricrendo un effettivo bipolarismo concrreziale aperto quanto il Sistema SEMIALTERNO propugna strutturandosi su una base proporzionale viene sostituito da una mandata al maggioritario in caso di fine anticipata della legislatura, ma, in questa evenienza la legislatura entrante non può modificare la Costit.dopo la quale, si ritornerà a mandate a base proporzionale!

 
19/08/2010 - Il pericolo del federalismo (Antonio Maggio)

Caro Bottarelli, grazie per le informazioni come sempre puntuali e degne di massima riflessione. Due questioni. La prima. In Italia il federalismo rischia in effetti di moltiplicare i centri di costo. Il motivo sta nella concezione di fatto "centralista" del rapporto tra stato e singolo cittadino. Senza una rigenerazione basata sul principio di sussidiarietà ho il timore che il federalismo si limiti e si fermi (nelle più rosee previsioni) in una riforma della sanità basata sui costi standard. La domanda sorge spontanea: serviva richiamare il federalismo per definire dei valori medi cui tutte le strutture sanitarie devono attenersi? Seconda. Mi pare che la questione euro1 e euro2, per quanto "spinta" e desiderata non possa essere praticabile: cosa si fa, si ristampano nuovamente i marchi che andranno a sostituire l'euro nel Nord Europa? Più probabilmente si vedrà un'Europa spaccata in due (come in Italia) con economie che viaggiano a due velocità. E ci saranno paesi costretti a pagare maggiori interessi per il proprio debito pubblico (come in uno stesso paese ci sono aziende che pagano tassi diversi a seconda della loro "bontà" creditizia). Il problema sarà: quanto potrà essere elevata (sopportabile) la tassazione ? O in alternativa si dovrà taglierà un pò di spesa pubblica e purtoppo non sarà più solo quello di "spreco" ma anche l'essenziale, quella propria di uno Stato, seppur "minimo"?

 
19/08/2010 - domande (frigerio angelo)

Lucida e Galileiana, come sempre, l'analisi di Bottarelli. Una domanda: ma come mai la recente asta dei bond spagnoli e greci ha avuto così grande successo? Per dirla alla Mourinho: sono tutti pirla?

RISPOSTA:

Caro Frigerio, sono tutt'altro che pirla i sottoscrittori di bond sovrani!!! In questo momento i grandi investitori sfuggono come la peste i mercati azionari e si lanciano su quelli delle obbligazioni statali che garantiscono buoni rendimenti (non certo come quelli folli pagati da Grecia, Spagna e Portogallo all'inizio dell'eurocrisi) e, soprattutto, diversificazione nel tempo: una riacutizzarsi della crisi del debito sovrano per Portogallo, Spagna e Grecia (e, ahime, anche Italia in maniera minore) è più che probabile, quindi i rendimenti salgono. Calcoli, poi, che chi investe pesantemente in questo mercato, agisce in contemporanea sulla leva dei cds, coprendosi dai rischi e garantendosi un investimento con hedging a prova pressoché di bomba. Il successo di quelle aste, paradossalmente e alla luce della realtà mraco e del debito di quei paesi, deve farci preoccupare, non gioire per la fine della crisi del debito. L'autunno, purtroppo, sarà galantuomo da questo punto di vista. Cordialmente (Mauro Bottarelli)

 
19/08/2010 - federalismo catalano (Luca Battanta)

L'articolo è decisamente interessante,l'unico punto su cui ho qualche perplessità riguarda la questione della Spagna. Mi spiego:trovo che un aumento dell'autonomia(fiscale,mi pare alla fine si parli di questo) della Catalogna(in cui tra l'altro buona parte della popolazione usa il catalano al posto dello spagnolo e dove,ad esempio,il terzo canale della tv pubblica in Catalogna è in catalano) se nel breve periodo possa creare qualche problema al risanamento dei bilanci alle(solite) regioni spagnole che rischiano il default nel medio periodo possa essere spunto per responsabilizzare la classe politica di quelle regioni. Va ricordato anche che il federalismo nel nostro paese è anni luce più indietro rispetto a quanto è stato concesso a Catalogna e Paesi Baschi. Io credo che in Italia l'introduzione dei costi standard è uno degli aspetti primari: non è possibile che in alcune regioni italiane il costo di un servizio sanitario sia 50 in un altra 200.Evidentemente c'è qualcosa che non va e l'introduzione dei costi standard anzichè della spesa storica è un grande passo in avanti per la responsabilizzazione della classe politica.Altrimenti la regione virtuosa si trova senza soldi per le infrastrutture mentre un amministratore poco oculato può andare avanti a sprecare(tanto ripiana lo Stato i debiti fatti). E quale momento è migliore rispetto alla fine di una crisi per una seria riorganizzazione dello stato ed in particolare della sua fiscalità?

 
19/08/2010 - squali e gechi (giorgio cordiero)

I gechi sono i "virtuosi" dell'economia europea, leggi Germania e Francia, che si arrampicano mimetizzandosi sui vetri, creano il problema, e succhiano le energia ai maiali (pigs). Poi ci sono gli squali, caro Bottarelli. Questi sono sovranazionali(apolidi direi) ed il rally di giugno (giustamente gonfiato come lei ben sostiene) ne è una delle prove(come pure l'attacco all'euro dei mesi precedenti).Nell'articolo di Passali di oggi (che ho positivamente commentato) si fa finalmente luce sul mondo della finanza, Gli eventi poco probabili si verificano sul mercato finanziario con una frequesnza sempre maggiore . Dietro a tutto ciò c'è la speculazione. Tutto questo fa si che operare previsioni sull'andamento dei mercati finanziari ,basandosi (come lei fa benissimo) su analisi limpide e razionali...diventi azzardato. In realtà il mercato finanziario rimane (negli ultimi 20 anni è stato così) COMPLETAMENTE SLEGATO dalla realtà delle economie.I dati macroeconomici vengono strumentalizzati ed enfatizzati dagli operatori/speculatori di borsa a seconda del fatto che questi abbiano posizioni rialziste , o ribassiste e i derivati, con l'effetto leva ,creano e distruggono moneta. Le ultime crisi sono PARTITE DA SPECULAZIONI BORSISTICHE, che solo apparentemente hanno "cavalcato" dati macroeconomici,interpretandoli a loro piacimento. Bisogna regolamentare subito i mercati percè questi giocano sulla pelle dei popoli. Questi squali si che si dovrebbero impiccare. Ma il cappio è nostro.