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FINANZA/ I rischi dei nuovi derivati che ingolosiscono le banche

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Quale sarà la prima reazione delle banche quando sarà chiaro che tutto è ricominciato come prima? Questa volta gli istituti non si vorranno far trovare impreparati e cercheranno un sistema per eliminare dai bilanci ogni traccia di rischio. Nel bene o nel male, un sistema per eliminare ogni responsabilità dal bilancio esiste già: il derivato finanziario. Per molti investitori questo termine richiama più di una brutta storia. E a proposito di storia, prima di concludere questa analisi, è necessario fare un breve salto nel passato.

 

Osaka, XVIII secolo d.C.. Al Dojima Rice Exchange, mercato di scambio del riso, i samurai sono ormai ricchi mercanti, dediti al commercio del riso secondo le leggi, piuttosto blande, dello shogunato. Moneisha Homma è un giovane e rampante samurai, rampollo di importanti possidenti terrieri. Da qui a pochi anni, Moneisha costruirà un impero finanziario basato sulla raccolta capillare di informazioni e sulla gestione del rischio attraverso operazioni in derivati da lui inventati, le cosiddette “ceste vuote”.

 

Ceste vuote perché i derivati finanziari permettevano di scommettere sul prezzo del riso senza dover scambiare un singolo chicco. Si trattava in definitiva di veri e propri futures sul prezzo del riso. Strumenti utili ai coltivatori, che in questo modo fissavano a inizio stagione il prezzo del raccolto. Strumenti che tuttavia introducevano, come controparte dei coltivatori, un nuovo tipo di compratori: gli speculatori.

 

Giusto per gli appassionati di aneddotica: fu al mercato di Dojima che si svilupparono i celebri grafici a candele. Si tratta di grafici a barre che ancora oggi, conosciuti appunto come “candele giapponesi”, fanno capolino tra gli schermi dei trader di tutto il mondo.

 

Sembra proprio che ogni vicenda di derivati debba contenere una morale: giunti a metà del secolo, 110mila ceste vuote erano scambiate sul mercato contro una produzione reale di solo 30mila ceste di riso. Inutile dirlo, il mercato di Dojima crollò in una notte, gettando nel panico i mercanti, i produttori, gli amministratori e il Giappone intero.

 

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