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ANTICIPAZIONE/ Passera (Intesa Sanpaolo): bene il rigore, ma per la vera ripresa servono Pmi competitive

Pubblicazione:domenica 22 agosto 2010

Corrado Passera (Foto Imagoeconomica) Corrado Passera (Foto Imagoeconomica)

Una delle forze peculiari del nostro Paese è che da noi non ci sono state bolle immobiliari, non abbiamo avuto la crisi dei mutui immobiliari residenziali. Da noi le regole non scritte sui margini di garanzia (loan to value) o sulla sostenibilità della rata rispetto al reddito del mutuatario sono state nel complesso rispettate e hanno contribuito a mantenere sotto controllo i livelli di indebitamento privato che sono alla base dell’accumularsi delle bolle. Il livello di indebitamento finanziario complessivo delle famiglie italiane, anche in considerazione della consistenza patrimoniale che vi sta a fronte, è sempre rimasto su livelli fisiologici e di eccellenza a livello mondiale, costituendo un punto di forza e non certo di debolezza per la solidità del nostro sistema Paese.

 

Negli ultimi mesi la situazione dei mercati finanziari ha convinto Intesa Sanpaolo a rimandare l’Ipo di Fideuram. La creazione di società di gestione del risparmio separate dalle banche può migliorare i servizi per i risparmiatori?

 

Nell’evoluzione dei modelli organizzativi delle banche italiane, l’attività di gestione del risparmio è svolta da tempo da società dedicate, maggiormente in grado di sviluppare le professionalità specifiche necessarie per tale attività e di evitare potenziali conflitti di interesse che possono crearsi all’interno delle grandi organizzazioni L’autonomia e la specializzazione costituiscono due elementi importanti per poter offrire alla clientela prodotti e servizi maggiormente in grado di soddisfarne le esigenze, che divengono sempre più sofisticate. Le nuove norme MIFID renderanno, inoltre, sempre più trasparenti i rapporti tra le società di gestione del risparmio, le reti di distribuzione dei loro prodotti e i risparmiatori.

 

Secondo un recente studio dell’Abi, le banche italiane sono tre volte meno esposte sull’estero rispetto alla media delle banche europee. Un dato che mostra quello che è probabilmente stato un punto di forza del nostro sistema nell’affrontare la crisi. Non può essere però un limite nel cercare di favorire l’internazionalizzazione del nostro sistema industriale?

 

Le banche giocano un ruolo fondamentale per sostenere i processi di internazionalizzazione delle imprese. La nostra presenza all’estero cerca di rispondere a esigenze di internazionalizzazione in alcuni importanti mercati di sbocco e di delocalizzazione del nostro sistema produttivo come di sviluppare in alcuni mercati fuori d’Italia le nostre competenze di banca commerciale e supporto delle comunità locali. In particolare, il nostro gruppo bancario opera attraverso banche universali controllate nei Paesi dell’Europa centro-orientale e del bacino del Mediterraneo. In altri paesi abbiamo società operative specializzate o filiali o uffici di rappresentanza. In tutto 44 paesi dove operano oltre 30.000 nostri collaboratori. Dove non arriviamo direttamente cerchiamo di assicurare supporto ai nostri clienti attraverso accordi con altre banche che operano localmente.

 

A causa dell’elevato debito pubblico e dell’esigenza di contenere il deficit, gli investimenti pubblici in infrastrutture hanno subito un forte rallentamento. Che ruolo può assumere il sistema bancario in questo settore?

 

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