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ANTICIPAZIONE/ Campiglio: il dono di Warren Buffett e Bill Gates può far felice anche l’Italia

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Warren Buffett (Foto Imagoeconomica)  Warren Buffett (Foto Imagoeconomica)

L’atto del dono è per sua natura volontario e privato, perché implica una relazione diretta o indiretta fra due persone; personale, in quanto deve rispecchiare i desideri e i bisogni di chi riceve; intenzionale, perché nel rapporto di dono è essenziale che la motivazione di chi dona sia di fare il bene di chi riceve o essere da questi ben accettato.

 

Non abbiamo informazioni sistematiche sulla dimensione della redistribuzione di risorse che avvengono in forma di dono, ma molti indizi ci suggeriscono che si tratta di una dimensione centrale della vita economica, sia per il suo valore economico che per i benefici sociali. Per quanto riguarda i beni mobili e immobili di valore disponiamo tuttavia di dati notarili ufficiali: il numero di abitazioni donate, che era di 48 mila unità nel 2000, nel 2006 era aumentato a 326 mila unità.

 

È plausibile supporre che questi dati rispecchino in larga misura donazioni di genitori ai propri figli che desiderino creare una famiglia, con un implicito accordo anziché conflitto fra generazioni: il problema è che non tutte le famiglie dei genitori dispongono delle risorse necessarie per aiutare i loro figli a possedere una casa, il che rappresenta, con il lavoro, uno dei vincoli maggiori per i giovani che desiderino una famiglia.

 

L’impossibilità di rispondere al bisogno dei giovani diventa così un freno anche per lo sviluppo economico del mercato, ed è ancora alla famiglia di origine che i giovani si rivolgono quando sono in serie difficoltà economiche, ricevendo dai genitori un sostegno in denaro, un dono, per il 70% dei casi. È quindi evidente l’importanza cruciale del dono nell’economia familiare e per il suo tramite nel promuovere il buon funzionamento dell’economia.

 

È altresì utile distinguere fra ciò che potremmo definire un “dono personale” da un “dono di mercato”, quali sono spesso i doni rituali che si ricevono in occasione di festività o ricorrenze: spesso si tratta di doni dal significato simbolico ma con un basso valore d’uso, che solo per caso coincide con le preferenze di chi riceve il dono. La conseguenza è uno spreco che è stato definito come “la perdita di benessere del Natale”.

 

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