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ANTICIPAZIONE/ Campiglio: il dono di Warren Buffett e Bill Gates può far felice anche l’Italia

Pubblicazione:lunedì 23 agosto 2010

Warren Buffett (Foto Imagoeconomica) Warren Buffett (Foto Imagoeconomica)

L’impatto di questo impegno sarà senza dubbio rilevante sia sul piano economico, per la dimensione del patrimonio, sia sul piano culturale, perché porta in primo piano un’intenzionalità al bene che appare inconsueta nel mondo degli affari americano. Buffett si è impegnato a donare il 99% della sua società a fondazioni filantropiche che operino a favore di coloro che “per il gioco della sorte hanno ricevuto nella vita la pagliuzza più corta”, così come i coniugi Gates hanno già creato una loro fondazione dedicata a ridurre la mortalità infantile ed eliminare le barriere allo sviluppo umano e intellettuale dei minori perché, così affermano, “crediamo che ogni bambino meriti l’opportunità di crescere, sognare e fare grandi cose”.

 

Per quanto riguarda la situazione italiana, l’indagine campionaria più recente evidenzia un’ampia platea di donatori individuali, regolari o saltuari, per importi annui medi pari a 180 euro per quelli regolari e 48 euro per quelli saltuari: si tratta di una stima per difetto, perché esclude offerte, elemosine, contributi e il 5 per mille, ma nel confronto con il corrispondente contributo americano emerge implicitamente un ampio spazio di potenzialità e di ulteriore crescita.

 

Per quanto riguarda il mondo delle imprese non esiste un’indagine analoga a quella per gli individui, se non per un numero troppo limitato di imprese, ma vi è fondato motivo per ipotizzare che la crisi economica abbia ridotto la loro disponibilità di risorse a favore di iniziative sociali. Va sottolineato tuttavia come le motivazioni emerse per i grandi filantropi americani sono ben presenti anche nella tradizione culturale dell’imprenditoria italiana, alla quale si devono fornire opportunità ed esempi come quelli descritti per gli Stati Uniti.

 

A ciò si deve aggiungere che per rispondere alle attuali difficoltà economiche è fondamentale un genuino spirito di solidarietà e collaborazione: le donazioni seguono il ciclo economico, quando sarebbe invece opportuno che si muovessero in direzione opposta, soprattutto nell’attuale fase di incerta ripresa internazionale e un modello di sviluppo troppo legato a queste incertezze.

 

Come accade negli Stati Uniti, è cruciale che chi più ha beneficiato della fase di espansione dimostri ora lungimiranza e responsabilità nei confronti di chi, parafrasando Buffett, è rimasto con il cerino corto, acceso in mano, e rischia di essere vittima di un ingiusto danno.



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