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FINANZA/ La Grecia torna a minacciare l’Europa

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Vengono trattati, di fatto, ai livelli di emergenza di inizio maggio, prima che Ue e Fmi lanciassero il piano di emergenza. Per Stephen Lewis della Monument Securities, «gli investitori hanno seri dubbi sulla percorribilità del piano Ue-Fmi senza una seria ristrutturazione del debito e la svalutazione, cura classica del Fondo Monetario internazionale per nazioni nelle condizioni della Grecia. Inoltre, anche se il governo dovesse portare pedissequamente a termine il proprio piano, i documenti del Fmi dimostrano chiaramente che il debito pubblico salirà al 150% del Pil nei prossimi tre anni.

 

Per Lewis, «i mercati sospettano che la Grecia presto o tardi dovrà ristrutturare il suo debito e i detentori di bonds saranno i veri sconfitti. L’idea generale è che la permanenza stessa della Grecia nell’area euro non sia più percorribile e gestibile a livello economico, questo poiché la nazione non ha sufficiente libertà di azione per poter uscire dalla crisi».

 

Insomma, servirebbe svalutare ma non si può. Ian Stannard, analista monetario presso Bnp Paribas, lancia un ulteriore allarme: «Gli investitori sono stati spaventati dall’annunciato spagnolo di un ammorbidimento del piano di austerity che si sostanzierà nello stanziamento di 500 miliardi di euro per nuovi progetto stradali e ferroviari. La paura è che se la Spagna cederà alle lusinghe della spesa pubblica altrettanto farà la Grecia. Ci sono segnali di allarme sui radar dei mercati europei».

 

Il problema è che Atene, in autunno, sarà veramente tentata di allentare i cordoni della borsa per evitare una sorta di guerra civile. Lo conferma Der Spiegel, che in un articolo intitolato “Entering a Death Spiral”, ricorda come i rischi di instabilità politica in Grecia rischiano di essere più seri della situazione economica in sé, con una nazione alle soglie della rivolta popolare visto che nelle zone maggiormente depresse la disoccupazione ha ormai raggiunto picchi del 70%.

 

L’economia greca si è contratta dell’1,5% nel secondo trimestre, anche a causa dei continui scioperi nei trasporti che hanno fatto crollare le entrate legate al turismo del 16% in giugno. Un report riservato e informale del Fmi conferma ciò che molti analisti ripetono da tempo inascoltati: la Grecia ha già oltrepassato il punto di non ritorno con le sue dinamiche di debito. È, insomma, già in default.

 

Per Willem Buiter, capo economista a Citigroup, resta da chiarire come il debitore dell’eurozona possa riprendersi al fronte di una contrazione fiscale: «I problemi reali, quelli sottotraccia, dell’Ue non sono stati affatto risolti. I timori di medio termine sulla qualità del credito sovrano in nazioni periferiche quasi certamente riemergeranno nei prossimi mesi».

 

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