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Economia e Finanza

FINANZA/ Il 12 agosto è suonato l'allarme di un nuovo crollo, ma nessuno l'ha sentito...

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I cds sul debito sovrano italiano a cinque anni, dopo aver sfondato quota 180, ora si sono attestati a 181,5 punti base, calando dello 0,49%: il mercato attende, il problema è che al di là dei cds e delle politiche difensive degli investitori, a spaventare sono gli spread sui bonds emessi, in continuo aumento rispetto al benchmark europeo del bund tedesco. Quei rendimenti vanno pagati e si trasformano, di fatto, in nuovo debito pubblico. La situazione non è più seria, è grave.

 

Basti pensare che il via libera di Bruxelles al piano greco di risanamento non ha minimamente migliorato lo stato di salute dei bond greci, il cui spread sui decennali del debito è salito a 835 punti base rispetto alla controparte tedesca. Vengono trattati, di fatto, ai livelli di emergenza di inizio maggio, prima che Ue e Fmi lanciassero il piano di salvataggio. Se poi l’Hindenburg Omen, ancora una volta, dovesse trovare conferma dei suoi nefasti allarmi, il rischio di crash borsistico potrebbe concretizzarsi anche in un calo del 30%, un crollo generalizzato ma che, ovviamente, vedrebbe l’anello debole dei titoli quotati patire il peggio: nemmeno a dirlo, le azioni dei bancari, ancora sotto scacco dei bad assets nei bilanci, delle liabilities che non si riescono a scaricare e dalla “minaccia” di Basilea 3, un incubo per chi fino a oggi, molto spesso, ha agito sulla leva esattamente come un hedge fund dimenticandosi allegramente la propria missione principale, erogare credito e gestire il risparmio, ciò che fino a oggi ha permesso all’Italia di non andare a fondo.

 

Capite bene che, in una situazione simile, gli appelli al voto anticipato, gli attacchi ai “formalismi costituzionali” e più in generale un clima di totale instabilità politica in autunno rappresenta non solo una politica suicida ma anche - e soprattutto - il modo migliore per stimolare l’appetito degli investitori e degli speculatori. Anche perché, allargando il quadro della discussione e dell’analisi a livello globale, occorre prendere atto che la Cina ha definitivamente smesso il proprio ruolo di bancomat degli Stati Uniti, tagliando di 100 miliardi di dollari l’ammontare della sua detenzioni di Treasury Bond statunitensi, ora a quota 844 miliardi di dollari.

 

È ormai una tendenza generale e da due anni a questa parte, non da oggi: Cina, Giappone e Regno Unito hanno comprato il minimo indispensabile di debito americano quest’anno. La Cina ha trovato nuove strade per riciclare il suo surplus commerciale e tenere basso il valore della propria moneta, comprando un ammontare record di bond giapponesi, coreani, thailandesi e latino-americani.

 

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COMMENTI
24/08/2010 - Conferma (michele maioli)

Diciamo che l'Hindemburg è una conferma, purtroppo