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Economia e Finanza

CRISI/ Geronzi: bene il Governo, ora bond europei per rilanciare lo sviluppo

Ospite del Meeting di Rimini oggi il Presidente di Generali, CESARE GERONZI, che affronta il tema dell'Italia di fronte alla crisi

geronzi_R375.jpg(Foto)

La crisi finanziaria globale ha messo in evidenza come del cuore, cioè di una spinta che vada oltre la mera valutazione economico-finanziaria, noi non potremmo fare a meno. E una spinta del genere significa, in particolare, valutazione degli interessi collettivi della comunità in cui operano la banca, l’intermediario finanziario, l’impresa assicurativa. Considerazione attenta, dunque, dell’operare anche con una prospettiva di redditività differita.

Occorre slancio, non certo azzardo morale, nel valutare la possibile evoluzione di quei progetti che, come una volta ebbe a dire Emma Marcegaglia, “stanno in piedi”, anche se non sono assistiti da garanzie che potrebbero essere opportune e, tanto meno, da garanzie immobiliari. Gli effetti della crisi hanno messo in evidenza come sia importante che il banchiere sostenga le operazioni meritevoli anche quando i dati non sono a favore dell’impresa da affidare. Ciò che è avvenuto in questi ultimi tre anni si avvicina a un passaggio d’epoca.

Dai mutui americani subprime il contagio, nella finanza, si è facilmente propagato, attraverso la via dell’impacchettamento dei titoli emessi dagli intermediari finanziari, che passano di mano in mano dei diversi sottoscrittori, fino alla costruzione di derivati di derivati diffusi in tutto il mondo. È stato il modo per trasferire i rischi.

La banca ha trasformato la sua natura. Non più intermediario che raccoglie risparmio e si assume il rischio del suo impiego, ma soggetto che innanzitutto trasferisce i rischi dell’impiego del risparmio ad altri soggetti. Hanno reso possibile ciò una politica monetaria negli Usa lungamente espansiva e carenze nella regolamentazione bancaria e finanziaria, nonché nell’azione di vigilanza.