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CRISI/ Geronzi: bene il Governo, ora bond europei per rilanciare lo sviluppo

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Una nuova regolamentazione dei rapporti di lavoro, un nuovo statuto (non dei lavoratori) ma dei lavori, che privilegi il momento della partecipazione di chi lavora al processo produttivo aziendale prevedendo un più efficace aggancio dei salari alla produttività senza superare alcune garanzie di carattere nazionale, potrebbe essere la via da seguire secondo un modello di nuova, diversa, concertazione. Un piano per il lavoro fatto di nuovi strumenti e di nuove impostazioni potrebbe essere la risposta che valorizzi il merito, assicuri parità dei punti di partenza, dia una prospettiva ai giovani e alle famiglie.

 

E a tal fine si pone l’urgenza di sostenere la ricerca e l’innovazione con un maggiore concorso pubblico-privato. Vanno sperimentate forme articolate di partecipazione ai risultati aziendali. La cruciale questione lavoro passa per la necessaria apertura di una stagione di riforme di cui il Paese ha grande bisogno. Dobbiamo lavorare per una crescita maggiore. Fondamentali sono la produttività e la competitività. Esigono innovazioni a livello aziendale e di sistema. Diversamente, ogni sostegno pubblico sarebbe vano.

 

Condotta positivamente dal Governo l’azione di contrasto della crisi, ora siamo chiamati tutti - esecutivo, Parlamento, istituzioni, in genere parti sociali - a una fase di impegno e di costruzione del futuro. Spetta alla politica, nelle sue espressioni rappresentative, individuare, con le sue scelte istituzionali, la via più idonea per corrispondere a queste esigenze, per rafforzare l’incerta ripresa, in un momento assai delicato, nel quale ritornano segnali di difficoltà in campo internazionale e, all’interno, il “Tesoro” si appresta a ricorrere a mercato per una cospicua raccolta di fondi in questa parte finale dell’anno.