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IDEE/ Marcegaglia: guardiamo a Usa e Germania per superare i limiti di un certo sindacato

Emma Marcegaglia (Foto Imagoeconomica) Emma Marcegaglia (Foto Imagoeconomica)

Capire se questo paese vuole avere un futuro industriale. I dati dicono che il 70% della crescita potenziale dell’Italia arriva dall’industria e nonostante la crisi siamo ancora il secondo paese manifatturiero in Europa dopo la Germania. Fiat vuole riportare in Italia una produzione che ora è all’estero, con investimenti per 20 miliardi di euro, e chiede non dei sussidi, ma di avere una gestione chiara degli stabilimenti. Se si fa un accordo con il sindacato in cui si stabiliscono certe turnazioni, certi livelli di produttività, occorre che poi sia rispettato da entrambe le parti. Oggi siamo in una situazione in cui non è possibile fare questo.

 

Perché?

 

Basta che dei lavoratori blocchino un carrello (come avvenuto a Melfi) perché la produzione si fermi e non si raggiungano di conseguenza gli obiettivi di produttività che ci si era prefissati. Il vero passaggio da compiere è quindi cambiare il sistema di relazioni industriali nel nostro paese. Non si tratta, come strumentalmente dice qualcuno, di seguire quello cinese, ma quelli tedesco e americano.

 

Cosa succede di particolare in Germania e negli Usa?

 

In Germania i sindacati dei metalmeccanici, considerati i più “cattivi” d’Europa, hanno accettato un aumento dell’orario di lavoro a parità di salario. Negli Stati Uniti i sindacati dell’auto hanno accettato che i giovani vengano assunti con un salario di 14 dollari l’ora. Le condizioni della competizione, come è facile intuire, non li detta né la Fiom, né la Confindustria: le detta il mondo. Chi pensa che tutto sia possibile, parlando solo di diritti, dovrebbe rendersi conto di tutto questo e ricordarsi che l’Italia ha perso negli ultimi otto anni 32 punti percentuali di produttività rispetto alla Germania. Se vogliamo stare nella competizione dobbiamo accettare le regole globali e cercare di vincere. Se non accettiamo di entrare in questa logica, questo paese non avrà futuro.

 

Una “rivoluzione” possibile?

 

In Confindustria pensiamo che questo sia il momento giusto per fare questo passo. Abbiamo già fatto a gennaio una revisione degli assetti contrattuali che parla di deroghe e sanzioni per entrambe le parti nel caso non si rispetti l’accordo firmato. Intendiamo seguire questa strada e con Fiat ci siamo dati come obiettivo comune quello di rendere possibile all’interno del contratto dei metalmeccanici l’accordo di Pomigliano. Questo vale però non solo per Fiat, ma anche per tutte le aziende che vogliono continuare a investire in Italia.

 

Qualche tempo fa Marchionne aveva ipotizzato un’uscita da Federmeccanica, in modo da poter creare un contratto di lavoro compatibile con il progetto di Pomigliano. Si è poi parlato di un contratto ad hoc per il settore auto. A che punto siamo ora?

 

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