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CRISI/ Gotti Tedeschi: educhiamo al “perché” delle cose invece di seguire alchimie finanziarie

Pubblicazione:venerdì 27 agosto 2010

Padre_FiglioR375_21set08.jpg (Foto)

Fondamentalmente penso per due ordini di ragioni. Il primo è culturale: in una certa cultura nichilista, positivista, c’è un “odio”crescente verso l’uomo, visto come una sorta di “cancro” del Pianeta. Secondo questa visione, l’umanità non deve crescere, deve smetterla di popolare la terra. Un aumento del numero degli uomini porterebbe infatti crescita economica, la quale peggiorerebbe la vita, in quanto incoraggerebbe i consumi e distruggerebbe le risorse naturali disponibili. Questa è un’ideologia in senso stretto: quella neo-malthusiana.

 

E la seconda ragione?

 

È più di carattere intellettuale, professionale. Chi non condivide quanto ho prima detto, implicitamente non conosce l’economia, la matematica e la storia. Mi spiego facendo un esempio. Nel 1960 il Pil pro-capite dei paesi ricchi era 26 volte quello dei paesi poveri. Nel 1995 questo rapporto è salito a 57, mentre nel 2000 è sceso a 7. Dietro a questi dati c’è un rapporto matematico tra un numeratore (crescita del Pil di una nazione) e un denominatore (popolazione di quella nazione). Questo rapporto nel tempo può essere innalzato aumentando il numeratore o diminuendo la popolazione.

 

Quindi?

 

Per tornare all’esempio di prima, l’aumento del gap del Pil pro-capite tra paesi ricchi e poveri dal 1960 al 1995 è stato ottenuto perché nei paesi ricchi si è cominciata ad avere la crescita zero della popolazione. Di conseguenza il denominatore fermo ha fatto crescere il rapporto pur in presenza di una crescita modesta del Pil. Quando Cina e India sono riuscite ad aumentare il loro Pil più della crescita della loro popolazione, diventando di fatto attori economici globali, allora si è arrivati in poco tempo (dal 1995 al 2000) a portare il rapporto a 7. Per fare un paragone, fermare la crescita della popolazione equivale a smettere di fare investimenti in un’impresa: è chiaro che nel breve periodo questo farà aumentare l’utile netto, ma nel medio termine ci sarà una perdita di competitività, dato che gli investimenti non sono stati fatti. C’è poi un dato molto interessante da considerare.

 

Quale?

 

È un dato accettato da tutti: la crescita del Pil a ritmo dell’1% l’anno provoca il raddoppio del Pil in 80 anni, mentre la crescita del Pil a ritmo dell’8% l’anno provoca il raddoppio del Pil in 9 anni. È da parecchio tempo che un paese come la Cina ha ritmi di crescita spaventosi, mentre gli Stati Uniti, tuttora leader globali, hanno rallentato. Già una decina di anni fa un rapporto di Goldman Sachs sosteneva che l’Asia nel 2020 avrebbe creato più Pil dell’America, con le relative conseguenze geopolitiche. E così gli Stati Uniti hanno dovuto avviare quel processo di crescita “artificiale” a debito, in modo da sostenere la crescita del Pil. Quanto ho detto finora dovrebbe far capire che si può anche accettare di evitare la crescita della popolazione, purché si sia pronti a diventare più poveri.

 

Ma come si è arrivati a teorizzare la necessità di una crescita zero della popolazione?

 

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