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CRISI/ Gotti Tedeschi: educhiamo al “perché” delle cose invece di seguire alchimie finanziarie

Pubblicazione:venerdì 27 agosto 2010

Padre_FiglioR375_21set08.jpg (Foto)

Dal ’68 in poi c’è stato un boom delle teorie malthusiane, che vennero divulgate nelle università americane, prima a Stanford e poi al Mit. Allora il professor Irving, dell’Università di Stanford, aveva fatto una previsione secondo cui prima del 2000, se il tasso di popolazione fosse rimasto crescente come negli anni precedenti (4-4,5%), centinaia di milioni di persone sarebbero morte di fame. Questa teoria (e altre simili) ebbe ampia diffusione, dando vita alla scuola neo-malthusiana, che sosteneva che il mondo occidentale per sopravvivere doveva ridurre il tasso di crescita della popolazione. La “cultura dominante” fece propria questa teoria, attraverso libri, conferenze, università, media. In Italia passò attraverso il Club di Roma. Tutto questo lavoro ha in breve tempo avuto un’influenza anche sul ruolo della famiglia.

 

In che modo?

 

Non solo avere molti figli voleva dire “inquinare” la Terra, ma la famiglia stessa veniva vista come qualcosa di innaturale, specie per quel che riguarda l’educazione. I genitori che educavano facendo a meno delle teorie sociali alla moda erano visti come coloro che crescevano esseri umani egoisti. C’è stata poi la nascita del femminismo, che non ha fatto altro che contrapporre la donna all’uomo. Tenga anche presente che a metà degli anni ‘70 lo stipendio di un padre di famiglia era a valori attuali molto superiore allo stipendio di una coppia di oggi. Questo la dice lunga su come si è voluto deformare il ruolo della famiglia di allora, dove l’uomo andava a lavoro e la donna stava a casa a curare e crescere i figli. Questo sistema trasversale culturale nell’arco di circa 20 anni ha corrotto il ruolo delle nascite, della famiglia e dell’educazione.

 

Lei ha detto che il crollo delle nascite porta a una situazione economica peggiore. Può farci un esempio legato al contesto italiano?

 

Sì: l’aumento delle tasse. Nel corso degli ultimi 30 anni in Italia, grazie alla crescita demografica zero, è diminuita la popolazione giovane, mentre è aumentata quella anziana. Questo vuol dire che c’è meno gente che entra nel ciclo produttivo e più persone che ne sono uscite, che sono in pensione, cosa che comporta l’aumento dei costi fissi. E come fa un’economia a compensare gli effetti del cambio della struttura della popolazione? Con le tasse. Negli anni Ottanta queste pesavano circa il 30% sul reddito, oggi arrivano ormai al 50%.

 

Per rimettere le cose a posto, per uscire dalla crisi economica in cui sembriamo impantanati, basta fare più figli?

 

Sì, ma non solo. Questo è uno dei tre passaggi che ritengo importanti per cercare una via d’uscita. Senz’altro bisogna riprendere a fare figli nel mondo occidentale, ma in una famiglia vera, fatta di papà e mamma, fondata sul matrimonio. Quello che le sto esponendo e che spiegherò al Meeting non lo dico da moralista, ma da economista. Del resto nessun vero economista ha mai messo o mette in discussione che l’andamento dell’economia è direttamente collegato a quello della popolazione.

 

Quali sono gli altri passaggi che ritiene importanti?

 

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