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FINANZA/ Da Spagna e Irlanda i nuovi dati che mettono in crisi l’Europa

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Per quanto Ue e Fmi si sforzino di spacciare per verità delle poco divertenti barzellette, infatti, la questione greca non solo non migliora ma cade sempre più nel baratro del default obbligato, giorno dopo giorno. Le banche elleniche, infatti, sono in questi giorni sotto pesanti pressioni politiche (tanto per usare un eufemismo) affinché diano vita a un sistema di fusione tra loro visto che, con ogni probabilità (gergo politichese per dire con altre parole “certamente”), i profitti del secondo trimestre subiranno un crollo strutturale a causa del rapido deterioramento della situazione dei prestiti e della qualità degli assets nel paese.

 

La National Bank of Greece SA, EFG Eurobank Ergasis SA, Alpha Bank SA e Pireus Bank SA, che renderanno noti i risultati del secondo trimestre la prossima settimana, sono state richiamate all’ordine e spronate a pensare a una politica di fusione dal ministro delle Finanze greco in persona, George Papaconstantinou e dal governatore della Banca centrale greca, George Provopoulos: difficile dar loro torto, visto che stando agli analisti il crollo dei profitti si attesterà attorno al 60%.

 

Quindi, merger obbligato, la stessa strada imposta dal governo spagnolo alle cajas, poi rivelatasi sostanzialmente fallimentare, visti anche i risultati ottenuti da quella farsa istituzionale degli stress tests. La Pireus Bank SA, il mese scorso si è offerta di comprare le holding statali della Agricoltural Bank of Greece SA, l’unica banca a fallire del tutto i già citati stress tests europei e Hellenic Postbank. Le politiche di fusione, nei fatti, servirebbero a tagliare i costi, rafforzare i bilanci, garantire un migliore accesso al mercato dei capitali e maggiori opportunità di capitalizzazione nel momento in cui saranno costretti ad ammette ai mercati le perdite sui prestiti, l’ammontare dei prestiti non-performing e l’outflow di depositi.

 

Per Pawel Uszko di Macquarie Research a Londra, «nonostante il consolidamento non risolva i problemi di liquidità, “debiti cattivi” e problemi sovrani delle banche greche, potrebbe però ridurre la competizione rispetto ai depositi e gestire in maniera migliore le politiche di contenimento dei costi: in tale senso, quindi, il consolidamento sarebbe benefico». National bank, la più grande banca del paese per volume di prestiti, ha guadagnato il 16% alla fine di giugno proprio grazie ai rumors riguardanti politiche di fusione e alla luce verde ottenuta dagli stress tests: Eurobank ha guadagnato il 44%, mentre Apha e Pireus sono cresciute, rispettivamente, del 37% e del 26%.

 

La scelta del mergering interno, d’altronde, è anche imposta dalle condizioni di mercato. Nessuna banca straniera, infatti, ha in mente di comprare una controparte greca, proprio per i rischi di incerto backdrop sovrano e pressioni sui profitti. Il governo greco intende ridurre il deficit di budget dal 13,6% del Pil dello scorso anno, il secondo peggior dato dopo quello irlandese, fino al limite imposto dall’Ue del 3% entro il 2014: ancora una volta, wishful thinking, a meno che non siano pronti a fronteggiare una guerra civile.

 

Il problema è che una parte del debito greco, deterioratosi con la crisi, è detenuto proprio dalle banche elleniche e se si incappa in difficoltà nel collocamento del debito sul mercato non restano che due strade: o si va a patire un haircut del 20-30 per cento e una spalmatura sulla maturity oppure il default. E quando National bank parla di introiti netti per il secondo trimestre crollati del 72% a 109,7 milioni di rispetto all’anno precedente c’è poco da stare allegri.

 

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COMMENTI
29/08/2010 - ma la gente comune continu a fare le stesse cose (maura del torrione)

Caro Bottarelli sono tornata da poco dal mare, dove ho visto i ristoranti pieni e pieni erano pure gli hotels. Si è vero sicuramente c'è stato un calo di presenze rispetto ad un paio di anni fà ma si tratta di percentuali irrisorie, basse. La crisi l'ha sentita sulla propria pelle solo chi ha perso il lavoro, gli altri, continuano a vivere nello stesso identico modo. Non gli importa un fico secco della crisi, anzi, per quelli più ricchi è quasi una manna, perchè approfittano, come nel caso dell'edilizia , di prezzi stracciati. Non c'è niente da fare siamo un popolo di menefreghisti.