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L'INTERVISTA/ Marchionne: il cambiamento necessario

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Sergio Marchionne (Foto Ansa)  Sergio Marchionne (Foto Ansa)

Tornato ieri in Italia da Detroit, Sergio Marchionne è sbarcato al Meeting di Rimini. L’amministratore delegato di Fiat ha raccolto applausi e ha anche piacevolmente girato negli stand della Fiera. Ad alcuni ragazzi che lo hanno guidato nella visita della mostra sulla crisi economica, organizzata dalla Fondazione per la Sussidiarietà, ha anche confessato le pesanti ripercussioni patite dal gruppo a causa del calo dei consumi e delle difficoltà delle banche. I giovani volontari gli hanno poi ricordato che, grazie anche all’alleanza con Chrysler le cose hanno preso una piega diversa. Ed è proprio con lo sguardo al futuro che Marchionne ha spiegato alla platea del Meeting il suo progetto “Fabbrica Italia”: una sfida che ha la possibilità di cambiare un intero paese forse troppo ancorato al passato e non solo i destini di una realtà industriale importante come Fiat. Una questione che certo si lega, ma va oltre, alla vicenda dei tre lavoratori di Melfi, come spiega lo stesso Marchionne in questa intervista.

 

Dottor Marchionne, tutti i riflettori sono puntati su Melfi. Ci può spiegare le ragioni dell’atteggiamento tenuto da Fiat?

 

Ribadisco che Fiat ha rispettato la legge. La decisione di licenziare i tre dipendenti di Melfi non è stata presa a cuor leggero. L’abbiamo fatto perché svolgiamo il nostro mestiere di imprenditori in maniera molto seria e perché il nostro obiettivo è quello di proteggere la maggioranza dei lavoratori. Abbiamo prove inconfutabili di quello che è successo quel giorno nello stabilimento. Sono stati fatti discorsi sulla dignità dei tre lavoratori, ma non dobbiamo dimenticare che quel giorno c’erano altre persone in fabbrica che stavano lavorando e sono state bloccate. Verso di loro, verso questa maggioranza, abbiamo un obbligo che non avremmo potuto mantenere se non avessimo preso questa decisione. Trovo comunque strana una cosa.

 

Quale?

 

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COMMENTI
28/08/2010 - NO,NON CI SIAMO PROPRIO.... (Guido Gazzoli)

Per carità ognuno è libero di pensarla come vuole , ma per parlare di vera sussidiarietà credo che l'arco degli ospiti dovrebbe essere più ampio , altrimenti si rischia di fare da applausometro ad un solo tipo di opinione. Perchè credo che il modello che propone Marchionne , che la Marcegaglia esalta sia in verità un vecchissimo trend del mondo industriale Italiano : poter fare gli affari propri tanto se va male si tira tutto allo Stato.E' incredibile come si parli di modello tedesco senza spiegare minimamente che lo stesso mette il mondo imprenditoriale di fronte a responsabilità che in quello Italiano nessuno vuol prendersi. Per creare ricchezza propria in Italia siamo maestri , ma per quella comune (che poi si trasforma in propria) ancora non sappiamo nemmeno lontanamente cosa fare...pardon..fingiamo. e ci imbarchiamo in convegni, festival dell'economia , tavole rotonde nelle quali si finge di discutere ma la discussione è sempre a senso unico. Sarebbe bello poter ospitare anche chi la pensa in maniera diversa e propone modelli magari più sostenibili di quelli proposti in questi aplausometri. Un bel bagno di etica , morale ed umiltà non farebbe male a nessuno : ma questo significherebbe vivere in una democrazia vera , non in una videocrazia che usa la censura al posto del fucile ma che alla fine crea più vittime di una dittatura. le voci vanno acsoltate TUTTE senza distinzioni..altrimenti il caro Tocqueville si rigira nella tomba nel vedere i suoi ideali messi in farsa.