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L'INTERVISTA/ Marchionne: il cambiamento necessario

Sergio Marchionne (Foto Ansa) Sergio Marchionne (Foto Ansa)

Il nostro comportamento qui in Italia è lo stesso che teniamo come gruppo a livello internazionale. Solo che altrove riceviamo complimenti da tutti, mentre qui in Italia, dove abbiamo circa 80.000 dipendenti, dobbiamo quasi “giocare in difesa” e spiegare le nostre ragioni, le stesse che ci fanno avere successo all’estero. Abbiamo, per esempio, avuto apprezzamenti e riconoscimenti da Obama, da Chrsyler e persino dalla Uaw (United auto workers), uno dei sindacati più forti e organizzati del mondo, che si è impegnato nel risanamento dell’industria americana e si è schierato a favore dei valori e delle procedure di Fiat. E allora mi chiedo: perché questo non avviene in Italia?

 

E ha trovato una qualche risposta a questa domanda?

 

Noto il retaggio di un passato che non ha più importanza. Essendo cresciuto negli anni Sessanta, mi ricordo benissimo i discorsi che venivano fatti dalla sinistra. Ho vissuto, seppur a distanza, anche il ‘68. Erano anni particolari, che però non hanno più a che fare con quelli attuali: è ora di lasciarci alle spalle vecchi schemi che vedono nelle relazioni industriali una lotta tra padroni e operai. Mi spiace vedere delle intenzioni nobili come quelle di Fiat sfruttate e usate per ragioni ideologiche e politiche che non hanno niente a che fare con l’azienda. Fiat è e resta un’impresa metalmeccanica che produce vetture e mezzi di trasporto e vuole farlo con un metodo internazionale, forte, e vuole posizionarsi tra i più grandi produttori del mondo. Quello che stiamo incontrando in questo viaggio è purtroppo qualcosa di straordinariamente negativo. Sembra che nessuno capisca che la vera sfida della nostra azienda è quella di dar la possibilità al sistema italiano di poter competere nel sistema globale.

 

In effetti il progetto Fabbrica Italia sembra quasi illogico: perché investire in un paese dove il costo del lavoro e la produttività sono sfavorevoli rispetto ad altri dove pure siete già presenti?

 

Una scelta razionale totalmente finanziaria o industriale con un impegno simile verso l’Italia - stiamo parlando di 20 miliardi di euro - non l’avrebbe fatta mai nessuno. La Fiat è un’azienda nata 111 anni fa in questo paese e quindi ha radici profondissime in Italia. Come me: sono nato qui, mi considero italiano, sono tornato a lavorare in questo paese e sto cercando di aggiornare un sistema che è diventato ormai anacronistico. E lo sto facendo per il bene del paese. Mi creda, non ho interessi personali, ormai ho 58 anni e ho poco da dover dimostrare alla gente. Quello che faccio ora cerco di farlo per il bene degli altri.

 

Anche dei dipendenti Fiat?

 

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COMMENTI
28/08/2010 - NO,NON CI SIAMO PROPRIO.... (Guido Gazzoli)

Per carità ognuno è libero di pensarla come vuole , ma per parlare di vera sussidiarietà credo che l'arco degli ospiti dovrebbe essere più ampio , altrimenti si rischia di fare da applausometro ad un solo tipo di opinione. Perchè credo che il modello che propone Marchionne , che la Marcegaglia esalta sia in verità un vecchissimo trend del mondo industriale Italiano : poter fare gli affari propri tanto se va male si tira tutto allo Stato.E' incredibile come si parli di modello tedesco senza spiegare minimamente che lo stesso mette il mondo imprenditoriale di fronte a responsabilità che in quello Italiano nessuno vuol prendersi. Per creare ricchezza propria in Italia siamo maestri , ma per quella comune (che poi si trasforma in propria) ancora non sappiamo nemmeno lontanamente cosa fare...pardon..fingiamo. e ci imbarchiamo in convegni, festival dell'economia , tavole rotonde nelle quali si finge di discutere ma la discussione è sempre a senso unico. Sarebbe bello poter ospitare anche chi la pensa in maniera diversa e propone modelli magari più sostenibili di quelli proposti in questi aplausometri. Un bel bagno di etica , morale ed umiltà non farebbe male a nessuno : ma questo significherebbe vivere in una democrazia vera , non in una videocrazia che usa la censura al posto del fucile ma che alla fine crea più vittime di una dittatura. le voci vanno acsoltate TUTTE senza distinzioni..altrimenti il caro Tocqueville si rigira nella tomba nel vedere i suoi ideali messi in farsa.