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L'INTERVISTA/ Marchionne: il cambiamento necessario

Sergio Marchionne (Foto Ansa) Sergio Marchionne (Foto Ansa)

Sì. Non è scontato il fatto che non abbiamo chiesto loro alcun contributo finanziario straordinario, ma che ci sia anzi la possibilità di migliorare la loro situazione. Conosciamo benissimo qual è l’impatto economico di Fiat sulle famiglie italiane e stiamo cercando di fare uno sforzo enorme per aumentare la base solida su cui possono contare, grazie al posto di lavoro, per costruire il proprio futuro e quelle delle generazioni che verranno.

 

Avete bisogno di qualche aiuto per raggiungere questo obiettivo?

 

Non abbiamo chiesto aiuti allo Stato. Questo sforzo ce lo stiamo accollando noi con la nostra capacità. Abbiamo solo chiesto che i nostri dipendenti si associno a questo grande progetto. E la cosa che più mi dispiace è che mi trovo nelle condizioni di doverlo difendere, perché nonostante sia partito con le migliori intenzioni esso viene, come ho già spiegato, erroneamente strumentalizzato. Riconosco però che Cisl e Uil hanno capito cosa c’è in gioco e per questo hanno abbracciato la nostra sfida. Resta la necessità, in generale e non solo per Fiat, di un patto sociale per condividere sacrifici e impegno e dare al sistema-Paese la possibilità di continuare a competere nel mondo.

 

Prima ha richiamato la vocazione internazionale di Fiat. Ma può confermare, come ha detto anche John Elkann, che cuore e mente del gruppo resteranno a Torino?

 

È sempre stato così e lo sarà ancora di più. Il gruppo è grande, siamo cresciuti negli ultimi anni. Abbiamo saputo cogliere opportunità straordinarie di cui però beneficia anche l’intero sistema italiano. Il fatto che siamo riusciti a portare una struttura industriale italiana nel cuore del mercato americano è una cosa pazzesca. In altri tempi non ci sarei mai riuscito. Ci avrei messo una vita intera o forse ci sarebbero voluti un paio di Marchionne per entrare in America e posizionare sul mercato il gruppo Fiat. Cerchiamo di non sottovalutare questo aspetto, oltre al fatto che, considerando anche i dipendenti di Chrylser, un terzo dei lavoratori del gruppo è in Italia.

 

Il settore dell’auto risente molto della congiuntura economica. Dopo una fase retta anche grazie all’aiuto degli incentivi, molto ora dipenderà dalla ripresa economica. Negli Usa però si teme una nuova fase di recessione. Lei cosa si aspetta?

 

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COMMENTI
28/08/2010 - NO,NON CI SIAMO PROPRIO.... (Guido Gazzoli)

Per carità ognuno è libero di pensarla come vuole , ma per parlare di vera sussidiarietà credo che l'arco degli ospiti dovrebbe essere più ampio , altrimenti si rischia di fare da applausometro ad un solo tipo di opinione. Perchè credo che il modello che propone Marchionne , che la Marcegaglia esalta sia in verità un vecchissimo trend del mondo industriale Italiano : poter fare gli affari propri tanto se va male si tira tutto allo Stato.E' incredibile come si parli di modello tedesco senza spiegare minimamente che lo stesso mette il mondo imprenditoriale di fronte a responsabilità che in quello Italiano nessuno vuol prendersi. Per creare ricchezza propria in Italia siamo maestri , ma per quella comune (che poi si trasforma in propria) ancora non sappiamo nemmeno lontanamente cosa fare...pardon..fingiamo. e ci imbarchiamo in convegni, festival dell'economia , tavole rotonde nelle quali si finge di discutere ma la discussione è sempre a senso unico. Sarebbe bello poter ospitare anche chi la pensa in maniera diversa e propone modelli magari più sostenibili di quelli proposti in questi aplausometri. Un bel bagno di etica , morale ed umiltà non farebbe male a nessuno : ma questo significherebbe vivere in una democrazia vera , non in una videocrazia che usa la censura al posto del fucile ma che alla fine crea più vittime di una dittatura. le voci vanno acsoltate TUTTE senza distinzioni..altrimenti il caro Tocqueville si rigira nella tomba nel vedere i suoi ideali messi in farsa.