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REAZIONE/ Bertone: mandiamo in Serbia politici e sindacati e teniamoci la Fiat di Marchionne

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Foto Imagoeconomica  Foto Imagoeconomica

Come collocare, in questa cornice, la partita di Melfi? Marchionne non ha fatto passi indietro sulla sua decisione di non riammettere in reparto i tre operai licenziati e poi reintegrati dal magistrato. Ma ha anche accettato l’invito del Capo dello Stato “a trovare una soluzione”. Ovvero come gli ha suggerito sulle colonne del Corriere della Sera il senatore Pietro Ichino, uno dei punti di riferimento del riformismo che da anni vive sotto la minaccia del terrorismo, un accordo si troverà probabilmente prima della pronuncia del giudice dell’esecuzione, fissato per il 21 settembre. Ma l’ad non ha rinunciato a sostenere la validità della battaglia di principio: non è giusto piegarsi al diritto di pochi, che sono arrivati fino al sabotaggio, per negare il diritto di chi intende lavorare.

 

Come giudicare il Marchionne pensiero? Da un punto di vista generale l’ad di Fiat si è assunto sulle spalle un ruolo oneroso, impopolare ma socialmente utile. La grande impresa, in Italia, è in grave crisi. Tra le cause della decadenza figura senz’altro l’incapacità di superare la logica delle relazioni industriali così come è maturata negli anni Sessanta.

 

Negli Usa Marchionne ha di fronte un sindacato che è, da un lato, grande azionista, dall’altro ha sottoscritto l’impegno a non scioperare fino al 2014. In Italia non esiste alcuna tutela per l’accordo siglato a Pomigliano: qualunque lavoratore che decidesse di aderire un sabato sera allo “sciopero generale contro gli straordinari fino al 2014” già proclamato dai Cobas vincerebbe la causa davanti al magistrato. Da questo punto di vista, l’ultimatum di Marchionne è più che comprensibile: o l’Italia capisce che ci si deve confrontare su questo terreno, oppure presto non ci saranno più industrie manifatturiere di certe dimensioni nel nostro Paese.

 

I tempi? Settimane, forse mesi. Difficile che l’economia, ai tempi della crisi, si pieghi agli esasperanti ritmi della politica nostrana, ormai condannata alla cultura del non fare. Per capire come funzioni la logica della finanza, basta guardare al robusto rialzo del titolo Fiat di ieri, dopo che Marchionne ha detto che, come già annunciato, verranno riviste al rialzo le stime del terzo trimestre. Una reazione logica, se non fosse che la Fiat aumenta i profitti mentre le vendite calano del 30% abbondante rispetto ad un anno fa.

 

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COMMENTI
28/08/2010 - e non dimentichiamoci (andrea masini)

e non dimentichiamoci del fatto che per colpa di tre pseudo operai rischiano migliaia di familie... bell'articolo complimenti vi leggo sempre con interesse

 
27/08/2010 - Alcune considerazioni aggiuntive (PAOLA CORRADI)

Non ho nulla da obiettare su quello che dice Bertone, tuttavia in Brasile il costo della vita non è confrontabile con quello Italiano, e forse anche in Polonia, dunque il ragionamento sulla risposta dei lavoratori Italiani, va fatto anche prendendo in considerazione il costo della vita in Italia e le tasse che si pagano sugli stipendi. Quindi il patto va fatto a 3, Fiat, lavoratori e governo. La politica entra in ogni aspetto, ed è tempo che qualcuno si metta a fare i conti seriamente. Se ci fosse un vero federalismo ogni Regione italiana potrebbe stabilire le tasse in base al costo della vita e dei servizi resi.