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Economia e Finanza

REAZIONE/ Bertone: mandiamo in Serbia politici e sindacati e teniamoci la Fiat di Marchionne

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La spiegazione? Semplice: la Fiat fa profitti in Brasile, rallenta la produzione in Europa. E in Italia, tra Cassa integrazione e (magari) scioperi contro il “Marchionne texano” Fiat ridurrà i costi e gli investimenti (quasi) a zero. Ovvero, mentre si discute e Fabbrica Italia segna il passo, si mettono le premesse per un ridimensionamento della Fiat italiana: anche Mirafiori, ormai, è a rischio mentre la sorte di Cassino è legata al futuro dell’Alfa Romeo. Certo, Marchionne ha smentito ieri l’ipotesi di una vendita del marchio a Volkswagen.

 

Come è logico, visto che di qui a gennaio la Fiat, che si dividerà in due, entrerà in una fase test estremamente delicata sul fronte dei mercati finanziari, in vista per giunta dell’introduzione in Borsa di Chrysler. Ma, in prospettiva, sono in molti a pensare che l’Alfa, con perdite attorno ai 200-400 milioni annui, cominci a essere un lusso per la Fiat che non ha i mezzi per guidare un effettivo rilancio del Biscione. A meno che l’Italia non decida finalmente di avviare una politica industriale di lungo respiro, che è cosa ben diversa dagli aiuti. Perché non pensare a un piano bipartisan sull’auto verde che preveda regole rigide ed eguali per tutti i motori delle auto, pubbliche e private, autorizzate a circolare nei centri storici?

 

Insomma, il nocchiero Marchionne ha le qualità per pilotare verso porti sicuri la Fiat-Chrysler. Tocca a noi decidere se almeno un porto sarà italiano.

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COMMENTI
28/08/2010 - e non dimentichiamoci (andrea masini)

e non dimentichiamoci del fatto che per colpa di tre pseudo operai rischiano migliaia di familie... bell'articolo complimenti vi leggo sempre con interesse

 
27/08/2010 - Alcune considerazioni aggiuntive (PAOLA CORRADI)

Non ho nulla da obiettare su quello che dice Bertone, tuttavia in Brasile il costo della vita non è confrontabile con quello Italiano, e forse anche in Polonia, dunque il ragionamento sulla risposta dei lavoratori Italiani, va fatto anche prendendo in considerazione il costo della vita in Italia e le tasse che si pagano sugli stipendi. Quindi il patto va fatto a 3, Fiat, lavoratori e governo. La politica entra in ogni aspetto, ed è tempo che qualcuno si metta a fare i conti seriamente. Se ci fosse un vero federalismo ogni Regione italiana potrebbe stabilire le tasse in base al costo della vita e dei servizi resi.