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SCENARIO/ 1. Pelanda: è colpa della Cina se Usa ed Europa sono più povere?

La globalizzazione non sta funzionando come era stato previsto, impoverendo i paesi più ricchi. CARLO PELANDA ci spiega cosa non sta funzionando

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Nel 1995 pubblicai con Tremonti e Luttwak “Il fantasma della povertà”. Con questo titolo il libro voleva avvertire che, senza una grande politica di cambiamenti interni e di governo del globo, la classe media di America ed Europa di sarebbe impoverita a causa dell’impatto della globalizzazione.

 

Questi cambiamenti non sono avvenuti e in ambedue i continenti i poveri diventano sempre più poveri, e di più, e i ricchi ricchissimi, di meno. Non per la crisi corrente, ma per un cortocircuito nel ciclo globale del capitale che riduce la ricchezza nei Paesi ricchi. Il capirlo aiuterà a inquadrare meglio i tanti casi in cronaca di sofferenza del lavoro e dei salari e a vedere la soluzione.

 

 La teoria del libero mercato internazionale (“vantaggio competitivo”) prevede che la connessione commerciale tra nazioni ricche e povere renda ricche le seconde senza ridurre la ricchezza delle prime, anzi. Per esempio, in Serbia costa meno produrre un’auto ed è ovvio che la Fiat, esposta alla concorrenza globale, sposti lì le fabbriche. Ciò in teoria non sarebbe un problema perché i serbi, diventando più ricchi, possono comprare prodotti di lusso o ad alta tecnologia fatti in Italia.

 

I lavoratori italiani espulsi dal mercato dell’auto si spostano nei nuovi settori e, alla fine, tutti, serbi e italiani, diventano più ricchi. Ma tale esito positivo ha bisogno di alcune condizioni: (a) una elevata mobilità geografica e intellettuale nei lavoratori dei Paesi ricchi; (b) la capacità dei Paesi poveri di diffondere socialmente la ricchezza, aumentando così la domanda di beni importati; (c) una buona stabilità monetaria, cioè un limite alle svalutazioni competitive; (d) un’ampia apertura dei mercati nazionali al commercio internazionale, cioè pochi protezionismi; (e) una forte capacità dei Paesi ricchi di rispondere alla concorrenza per costo attraverso incrementi di produttività.

 

Il problema che dobbiamo affrontare è che tali condizioni non si stanno verificando. La Cina diffonde troppo lentamente la ricchezza creata con l’export nel suo sistema economico, concentrandola in fondi sovrani utilizzati per comprare posizioni di potere nel mondo, e ciò riduce i volumi di importazioni.

 

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COMMENTI
05/08/2010 - come risalire la china? (Paolo Tirabassi)

Non si può che essere d'accordo sulla diagnosi di un deficit di politica, a livello nazionale ed internazionale. A livello internazionale la "ricchezza senza nazione" scorrazza indisturbata (salvo inciampare a volte nella sua stessa ingordigia). A livello nazionale non c'è la capacità o la forza di prendere decisioni serie e consistenti circa l'allocazione - ed anche la dolorosa ma necessaria riallocazione - del capitale umano e finanziario. Il lettore Giorgio Cordiero pone giustamente l'attenzione sul problema della cultura finanziaria. Che non è cultura della speculazione finanziaria ma del migliore uso della ricchezza reale per le persone reali. Che è cultura dell'osservare, del progettare, dell'investire e del ripartire i frutti. A questa, almeno in occidente, si affianca una questione di cultura politica. E' nell'assenza di cultura politica e di partecipazione che l'attuale classe politica - politicamente ectoplasmatica, arraffona e demagoga - può accreditarsi e fingere di governare. Nei paesi emergenti invece c'è un problema di democrazia. Se non si affrontano questi problemi ci si illude, credo.

 
03/08/2010 - Questione tecnica o culturale? (Francesco Giuseppe Pianori)

La soluzione al problema reale introdotto è solo tecnica? Già il poeta Eliot metteva in guardia la nostra società dal cercare sistemi talmente perfetti da non aver più bisogno di essere buoni. Se solo si tenesse in conto un po' anche l'Enciclica "Caritas in veritate" apparirebbe chiaro dove sta il problema. Globalizzazione e tecniche regolatrici senza l'uomo sono pressoché inutili, come tutti i sistemi economici, di mercato o a controllo politico. L'esempio di una famiglia è chiarissimo: se i suoi membri confliggono e combattono gli uni contro gli altri, la famiglia si sfascia. In una famiglia sana la prima caratteristica è la gratuità e la solidarietà. Chi ha più potere in essa sono proprio le persone che sostengono il bene degli altri a costo di "rimetterci" del proprio (i coniugi). L'economia più saggia e costruttiva è proprio quella "famigliare". Isn't it?

 
03/08/2010 - Non vi é soluzione a meno che ... (Paolo Alberto Veronesi)

Giuste tutte le considerazioni dell'autore, ma dove é ubicato chi decide di delocalizzare la produzione da un paese ad elevato costo sociale (tasse ragionevolmente alte e quindi attenzione alla persona, che si prende cura del lavoratore anche in fase di diminuita produttività) all'altro a nullo costo sociale (detassazione ma attenzione nulla alla persona usata come automa a fere muovere la macchina, che quando si rompe si getta e ce ne é altra dietro da sostituire). Nei paradisi fiscali.... ovviamente per cui del diminuito costo non ne beneficia il paese ricco che causa la recessione alla lunga non potrà più comprare neppure ciò che costa la metà, né il paese povero che produce perchè il reddito della minore produzione non resta nel paese macchina, ma resta nella rete di matrioske che hanno sede nei paesi a fiscalità "zero"dove l'unico costo é quello delle fiduciarie e delle banche (sempre le stesse che vanno dietro al denaro). Da qui da 20 anni a questa parte l'immensa quantità di denaro senza frontiera che si sposta in poche ore da un poaese all'altro, da una regione all'altra creando panico finanziario. Alla lunga é un inganno economico in quanto il paese ricco diventerà sempre più povero (ad eccezione dei manovratori della delocalizzazione che non vanno a vivere in China, ma se ne stanno a Roma, New York, Parigi, dove con denaro uno se la passa bene) mentre in quelli emergenti la popolazione mancia qualche grano di riso in più al giorno, ma arricchisce il sovrano locale.

 
03/08/2010 - e ancora (giorgio cordiero)

Quello che in realtà manca è un controllo sulle regole del mercato. In un mercato globalizzato occorrono regole comuni ed organismi che siano messi in grado di poter operare in modo sovranazionale. Il vuoto legislativo è difficilmente colmabile in un mondo che di globale presenta solo l'aspetto economico/finanziario, ma che politicamente è diviso. In tutto questo bailame i poteri forti si alleano in modo più o meno tacito e/o organizzato. "Dividi et impera" : mai come in questo periodo questo motto assume un significato reale. La difficoltà persisterà fino a quando gli stessi poteri forti non avranno preso coscienza che, continuando così, diverranno presto autolesionisti. Le regole comuni dovranno però interagire con i principi di concorrenza e di libertà altrimenti correranno il rischio di assumere valori totalitaristi: mondo globale...governo globale. Per ora è fantapolitica, ma occorre essere vigili. Ognuno di noi ha il dovere di informare e di informarsi, di proporre e di discutere, di impegnarsi nel sociale e di seguire i propri "talenti". Cavalcare i carri dei vincitori serve solo ad alimentare questa spirale perversa. "Voce di uno che grida nel deserto". Ma senza questa voce il mondo diventa deserto.

 
03/08/2010 - continua (giorgio cordiero)

...strumenti che alla fine rendono solo a chi li propone, ciò si riperquote ulteriormente sul fenomeno ben descritto dall'articolista. La classe media scompare. Conosco persone che negli ultimi anni hanno visto dimezzare il valore teorico del loro investimento e che, a causa del panico dovuto a scarsa cultura finanziaria, hanno venduto, realizzando una perdita reale. La politica, la finanza e l'economia devono trovare un equilibrio. Questa è l'unica speranza afficnhè il così detto libero mercato possa sopravvivere, altrimenti assume un carattere meramente ideologico e si traduce in un impoverimento delle masse. Il capitalismo ,per esistere, ha bisogno che la ricchezza reale di un paese si basi su due pilastri: A)la produzione B)il rsparmio (investimento) Il principio di sussidiarietà si può compiere solo se la base (le famiglie) viene messa in condizione di poter risparmiare ed investire, oltre che di consumare. Il consumo serve alla produzione, ma il risparmio serve anche ad affrontare le crisi. In questo modo gli stati sovrani saranno facilitati e potranno ridurre la pressione fiscale. I poteri forti devono fare i conti con la loro stessa avidità. Senza gente ceh possa spendere e comperare il denaro può non valere più nulla. Sono tuttavia certo che anche la Cina che non è ancora uno stato libero, prenderà coscienza di ciò. La domanda interna cinese è in continuo aumento e ciò mi conforta.

 
03/08/2010 - war of worlds (la guerra dei mondi) (giorgio cordiero)

Meglio sarebbe dire la guerra tra poteri forti mascherata da bagarre tra finti nazionalismi. Pelanda esprime in modo semplice e chiaro ciò che vado affermando da tempo, almeno da dieci anni. Condivido tutto, ma mi permetto di integrare. Il discorso macroeconomico va implementato ed integrato con quello, più "popolare" della cultura finanziaria che riguarda ognuno di noi, sia operatori del settore, come il sottoscritto, sia persone comuni. Il denaro è e rimane una convenzione: oggi una moneta può valere molto e domani, causa attacchi speculativi, o debolezze strutturali geo politiche, può non valere più nulla. La diversificazione degli investimenti per aree geografiche perde sempre più senso a causa della globalizzazione, ma questa non ha ridotto le speculazioni (ne è un esempio recente l'attacco all'euro, o la svalutazione dello yuan). In passato ne sono stati esempi tragici episodi come la svalutazione del marco nella Repubblica di Weimer. Il popolo italiano ha ancora denaro (risparmiato), ma ciò che manca è la cultura finanziaria. Il risparmiatore deve trasformarsi in investitore, deve aumentare la sua competenza e cominciare ad accettare il discorso del rischio finanziario. La ricchezza prodotta dalle famiglie è un sostegno reale all'economia di una nazione, ma occorre evitare la speculazione. Le banche (uno dei poteri forti) giocano un ruolo importante, ma se irretiscono i clienti, siano essi risparmiatori, o investitori, con strumenti finanziari a senso unico...