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Economia e Finanza

SCENARIO/ 3. Le elezioni anticipate avvicinano l’Italia alla Grecia

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Fin dagli anni Settanta, i governi italiani che si sono succeduti hanno vissuto ben oltre i propri mezzi e il debito pubblico è salito a circa il 115% del Pil, in linea con la ratio greca. E da quando è entrata nell’euro, l’Italia ha perso in competitività: pensiamo che per recuperare il gap creatosi negli anni servirà almeno un decennio di salari stagnanti o in calo. L’unica possibilità dell’Italia di riportare la ratio debito/Pil sotto il 100% sarebbe arrivare a surplus di budget del 5% in quindici anni.

 

Se i mercati giungeranno alla certezza dell’incapacità da parte del governo di dar vita a una simile operazione, allora l’Italia potrebbe cadere nella cosiddetta “trappola del debito”. In uno scenario simile, i costi crescenti per ottenere credito porteranno a una crescita molto rapida della ratio debito/Pil, lasciando il paese e chi lo governo con l’unica opzione del default. Se accadrà tutto questo, ovvero il governo andrà in default sui suoi debiti e gli investitori saranno obbligati a una ampio haircut, all’incirca del 50%, questo porterà al collasso del capitale tier one dell’80% delle banche italiane, causando un tempesta nel mercato finanziario interno».

 

Stando ai calcoli di Bootle, il rischio di perdita per gli investitori esteri in Italia è di circa 400 miliardi di euro: «L’incertezza riguardo quali banche sarebbero maggiormente colpite da uno scenario simile porterà con sé una contrazione del mercato interbancario e potrebbe innescare una nuova, profonda recessione». Nero su bianco, direttamente dalla City e con ampia diffusione su siti specializzati come Cnbc e Bloomberg. Evviva, quindi.

 

Attualmente, stando alla rilevazione pubblicata nel weekend proprio da Cnbc, il cds sul debito sovrano italiano a 5 anni è a 138 punti base, risultato di un aumento minimo dell’1,47% a fronte di quello greco salito del 4,47%, di quello portoghese al +4,62% e più o meno pari a quello spagnolo, +1,55%. Nulla a che vedere con il picco record registrato in fase di dibattito della manovra economica, visto che il 1° giugno il nostro cds sul debito sovrano toccò i 239 punti base con un aumento di 33 punti base, almeno stando alle rilevazioni ufficiali di CMA DataVision.

 

Il problema è che si sa che la danza macabra dei cds può partire da un momento all’altro e schizzare in maniera siderale, se le condizioni di incertezza gettano tensione sui mercati: a settembre il rischio che questo accada è decisamente alto, anche perché nonostante si continui a negare l’evidenza, entro fine anno sarà necessaria una manovra correttiva e questo potrebbe innescare nuovamente tensioni politiche sull’entità dei conti e nervosismo sui mercati rispetto alla stabilità del paese. Se poi si arrivasse alla sciagurata decisione delle urne anticipate, prepariamoci a un effetto greco sui nostri cds: anche perché, al netto delle coalizioni che si creeranno, sarà forte la tentazione per il PdL di allargare i cordoni della borsa per captare consensi.

 

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COMMENTI
03/08/2010 - Leggi del caso e matematica (Vulzio Abramo Prati)

Secondo la legge di Murphy "se una cosa può andare male,lo farà" e soprattutto "avverrà nel momento in cui provoca il danno maggiore". Chi sta litigando nella maggioranza dovrebbe rendersi conto che sta solo dimostrando questa legge! Se poi passiamo alla teoria del matematico francese Renè Thom, elaborata nel suo libro Stabilità strutturale e morfogenesi, meglio nota come teoria delle catastrofi, descritte come: "bruschi mutamenti che si registrano in un sistema pur sottoposto a condizioni esterne in variazione continua", allora direi che ci siamo in pieno!