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Economia e Finanza

SCENARIO/ Così la finanza si gode la guerra tra Berlusconi e Fini

Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)

«La mia preoccupazione riguardo l’Italia è strutturale. Il vostro paese è intrappolato in un sorta di slump permanente alla giapponese all’interno dell’eurozona perché ha perso il 30% di competitività del lavoro rispetto alla Germania e continua a perdere, non potendo però svalutare la propria moneta. Deve rivedere al ribasso gli stipendi per recuperare competitività, anche perché la Germania non ha la minima intenzione di rendervi la vita più facile attraverso la reflazione. Questo potrebbe causare una deflazione netta del debito, a sua volta responsabile di una traiettoria di spirale all’insù per il debito pubblico italiano.

 

Il grosso degli eventi che ci attendono, però, dipendono dal fatto se ci sarà o meno una ripresa piena a livello globale o una double dip negli Usa destinata a contagiare subito dopo l’Europa. Sospetto che siamo in situazione di depressione a lungo termine.

 

Per quanto riguarda ancora l’Italia, a oggi non ho un giudizio netto sui cds di debito sovrano per il semplice fatto che gli attuali rendimenti dei bond dicono abbastanza. E al momento ci dicono che non c’è crisi, anche se negli ultimi tre anni abbiamo imparato che i mercati si gettano contro i bond a livello rotativo, scatenandosi di colpo e con forza da un paese all’altro a causa del deterioramento del debito».

 

Il fatto è che un rischio difficilmente gestibile è dietro l’angolo, Fini e Berlusconi a parte. Per Ben May della Capital Economics la bassa crescita renderà più difficile spezzare il ciclo del debito: «Una volta che i tassi d’interesse saliranno ancora, il debito potrebbe cominciare a esplodere. Pensiamo che il livello dei debiti governativi potrebbe spingere i mercati a puntare i loro sguardi sull’Italia e il default, a quel punto, è una possibilità distintiva».

 

Una cosa è certa: sia le autorità europee che il Fondo Monetario Internazionale non possono permettere una simile ipotesi: state certi che stanno seguendo con grande attenzione il melodramma politico in atto a Roma. «Good luck, Italy», chiosa Ambrose Evans-Pritchard a fine chiacchierata. Ne ha bisogno.

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COMMENTI
06/08/2010 - Perdonato! (Umberta Mesina)

E grazie, perché è un articolo molto interessante.

 
05/08/2010 - maestri & dolori 2 (giorgio cordiero)

Poi nessuno chiede un mea culpa anche se sarebbe bello che un giornalista libero ed indipendente (non mi riferisco solo a lei) si riappropriasse della responsabilità del proprio ruolo. L'opinionismo che in democrazia è un sale indispensabile, comporta una responsabilità. Lei viene letto da migliaia di persone e siccome scrive molto bene...è anche in grado di creare opinione condivisa. Allora diventa indispensabile l'obiettività. Non metto in dubbio la cultura dell'illustre intervistato, ne svaluto quello che lui afferma, semplicemente lo trovo inserito in un contesto troppo politico e poco economico e questo mi perplime. Credo che i lettori siano un po' stanchi (però di tutta la stampa) di sentire sempre e solo critiche senza costrutto (quelle che lei sistematicamente fa, per poi dire a me che sono io quello che opera in tale direzione). Si legga l'articolo di Carlo Pelanda e vedrà che questo signore fa proposte concrete, propone soluzioni... Noterà anche che il mio commento a quell'articolo è di tutt'altro tono, direi più costruttivo. Scusi il tono...anche se quello per iscritto non passa.

 
05/08/2010 - Maestri & dolori (giorgio cordiero)

La sua stizzita e "personale" risposta mi preoccupa, poichè mi conferma la cattiva abitudine di molti giornalisti a voler alimentare polemiche a tutti i costi. Grecia, Spagna, Irlanda, Italia, Portogallo,Ungheria...ne aggiungiamo ancora qualcuno. Sono tante situazioni accomunate da una gestione allegra del denaro pubblico, da un livello di corruzione non indifferente e da un nepostismo, più o meno accentuato. Porle tutte sullo stesso piano sarebbe davvero superficiale, ma su una scala con varie sfumature di grigio...allora diviene accettabile. La multinazionalizzazione c'entra eccome: basti pensare e quella ìi che ha ripercussioni politiche e sociali immediate. Il Piano Marchionne che prevede un modello contrattuale atipico, fuori dal contesto collettivo nazionale ha innestato una rivoluzione. Basti pensare alla comunicazione data ieri da Unicredit (4000 esuberi e richiesta di autonomia contrattuale, nonchè rifiuto di interagire con le OO SS.). La politica è al servizio della collettività, in teoria, ma in pratica è al servizio di banche e poteri forti che sono sovranazionali e globalizzati. Mi dispiace che le confonda la mia ironia con un tono da "maestrino", ma le assicuro che mentre scrivo non mi arrabbio, anzi sorrido un po' nel constatare che alcuni (badi bene non tutti) articoli che lei scrive siano venati da una dietrologia politica malcelata, lecita, per carità, ma pacchiana. Non ho mai detto che a me non piaccia ciò che lei scrive.

 
04/08/2010 - non ti curar di loro... (giorgio cordiero)

Appare chiaro che, in un mondo globalizzato, stupisce non poco sentire che ci siano davvero persone(ancorchè blasonate ed informate, come l'intervistato illustre) che credano VERAMENTE che la vicende politichè di una piccola "provincia" come l'Italia posssano in qualche modo influenzarne l'economia, o i mercati finanziari, anche quelli interni. MI risulta difficile non vedere in ciò che Bottarelli va affermando da quando il mondo e la storia a cui lui (e anche io) apparteniamo è entrato in conflitto con il Berlusconismo. La dietrologia però è evidente. Le affermazioni dell'intervistato sono dignitose, ma il contesto di inserimento è davvero eccessivo. Tanto per fantapoliticizzare un po' vi dico la mia Perchè non ipotizzare unt erzo polo con Fini, gli scontenti della Margherita, qualche berlusconiano infedele e magari il buon Cordero (non è mio parente) di Montezemolo? Perchè non immaginare un nuovo statalismo che potrebbe interessare a tutte le lobbies? Insomma, tanto per dire qualche cavolata, anche se proviene da una persona non blasonata, ma magari informata. In realtà i mercati finanziari spernacchiano l'Italia come la Germania e ogni singolo particolarismo. Parliamo di cose serie per favore. Ne è una prova l'andamento dei mercati di questi giorni: tutto proiettato come sempre sul faro di Wall Street e totalmente noncurante di ciò che accade in casa nostra. Ne è un esempio la progressiva multinazionalizzazione di Fiat, o di Finmeccanica, ecc.

RISPOSTA:

Caro Cordiero, a nome di Ambrose-Evans Pritchard, di Ben May di Capital Economics e mio, le chiedo scusa per la pochezza delle nostre analisi. Certamente le nostre teste non valgono nemmeno un neurone di una persona “non blasonata ma magari informata”, uno che non si cura - come i mercati - dei particolarismi: vada a dirlo a greci, spagnoli, portoghesi, irlandesi e islandesi se i particolarismi non interessano chi vuol fare soldi (non solo gli speculatori cattivi, Deutsche Bank e Societe Generale, ad esempio, esplodono da quanti cds greci e spagnoli hanno in pancia). Cerchi di essere serio lei, se ci riesce (la sua sparata su Fiat multinazionalizzata non c’entra una h con il contesto del pezzo, spero se ne sia reso conto a freddo e su Finmeccanica ci sarebbe ben altro da dire). Già una volta le ho fatto notare il suo tono scocciante da maestrino in grado di salvare il mondo: mi tocca farlo ancora. Le critiche sono bene accette, anzi, chi mi conosce e mi legge sa che se sbaglio sono il primo a fare un pubblico “mea culpa”. Le tirate senza costrutto dei “so tutto io”, invece, non sono bene accette. Se non le piace ciò che scrivo, smetta di leggermi e me ne farò una ragione. Ma dare dei quasi incompetenti a uno dei più noti e stimati giornalisti economici del mondo e a un analista di primo piano non è solo sintomo di arroganza ma anche di frustrazione. Cordialmente (Mauro Bottarelli)