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FINANZA/ La tattica della Bce condanna l’Europa alla crisi

Pubblicazione:giovedì 5 agosto 2010

Una riunione all'interno della Bce (Foto Imagoeconomica) Una riunione all'interno della Bce (Foto Imagoeconomica)

Oggi tentiamo di sfatare un mito consolidato, tramutatosi nel tempo in un comodo alibi per politici e regolatori. Ovvero, che la crisi globale del credito sia figlia della bolla immobiliare legata ai subprime Usa e che l’Europa sia stata vittima innocente del contagio. Balle.

 

Basta dare un’occhiata al grafico riprodotto qui sotto e pubblicato a pagina 12 dell’ultimo report del Fondo Monetario Internazionale dedicato alla Francia, i nostri cuginetti capitanati dal novello Napoleone Sarkozy e da Christine Lagarde, ministro delle Finanze e grande fustigatrice del sistema anglosassone. Ebbene, tra il 1997 e 2009 la Francia ha registrato la più alta crescita dei prezzi immobiliari, seguita da Spagna (che infatti sta crollando sotto il peso di quella bolla e del debito sovrano) e Italia.

 

 

Gli anglosassoni, al confronto, sono stati decisamente più moderati: la bolla Usa è stata domata al confronto di quella europea ed è stata largamente corretta: insomma, l’America l’ha vissuta coma una breve ma violenta purga. Mentre la bolla del Club Med non è stata affatto corretta. Lungi dal voler giustificare la politica di “silly money” imperante durante l’era Greenspan, il fatto chiaro è che i tassi di interessi reali erano più bassi nell’eurozona rispetto agli Usa per la gran parte del boom. La verità è che la stessa percezione di Europa è completamente svincolata dalla realtà della crisi che stiamo ancora affrontando, ragione per cui non capiamo la reale gravità dell’aggregato di liabilities che si pone di fronte al nostro futuro.

 

Le bolle di debito dell’eurozona, infatti, in fase aggregata sono molto più larghe di quanto appaia se si unisce al nucleo “storico” le bolle di credito immobiliare, quelle sui prestiti corporate (Spagna in testa), i cosiddetti Stati euro-peggers come la Danimarca, i paesi baltici e i Balcani e i cosiddetti dirty-floaters come l’Ungheria e l’Europa dell’est, dove le nazioni de facto operano come stati membri avendo status di “pre-ins”.

 

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COMMENTI
05/08/2010 - Assenza di Autocritica, Finanza, Economia Reale (Michele Tamburri)

Concordo anch' io sulla Disamina Lucida e concreta. In EUROPA (che non é certo indenne da Colpe) abbonda l' AUTOREFERENZIALITA' (per lo più quasi Tutti rimangono ai loro posti) e manca l' AUTOCRITICA, fondamento di quella CREDIBILITA' in grado di ispirare FIDUCIA. Non a caso si avverte CRISI di CREDIBILITA', FIDUCIA e LEADERS RESPONSABILI e LUNGIMRANTI. ALCUNE CONSIDERAZIONI. - Sulla LIEVITAZIONE dei PREZZI IMMOBILIARI ha inciso la CATTIVA GESTIONE nell' INTRODUZIONE dell' EURO con conseguente pressochè RADDOPPIO delle QUOTAZIONI. - FINANZA. In effetti, le Politiche di EROGAZIONI MONETARIE di SUPPORTO si sono per lo più ARENATE nelle ISTITUZIONI FINANZIARIE ( che sovente hanno utilizzato i Fondi per Trading, con relativi cospicui Utili destinati anche ad attenuare Sofferenze / Perdite Varie) SENZA Adeguata TRASMISSIONE alla ECONOMIA REALE. Di qui l' OPPORTUNITA', a mio avviso, di una NETTA SEPARAZIONE tra ATTIVITA' di INVESTMENT BANKING in senso lato (da Finanziare essenzialmente con Mezzi Propri ) e TRADIZIONALE ATTIVITA' COMMERCIALE (da finanziare con la Leva dei DEPOSITI). - ECONOMIA REALE. la RISOLUZIONE della CRISI non può che Focalizzarsi su OCCUPAZIONE e LAVORO. Se da un lato, é del tutto corretto l' Obiettivo di un NETTO AUMENTO della PRODUTTIVITA' (con abbandono di "Ingessature" desuete), dall' altro é FONDAMENTALE il Rigoroso SOSTEGNO dell' OCCUPAZIONE ed il doveroso "RISPETTO del LAVORO", pena, alla lunga, l' ATROFIA del TESSUTO ECONOMICO GLOBALE.

 
05/08/2010 - Bravo (giorgio cordiero)

Questa sì che è un'analisi completa, esaustiva ed ineccepibile. Questo è il Bottarelli che piace. Complimenti

RISPOSTA:

Caro Cordiero, accetto con molto piacere e orgoglio i suoi complimenti. La ringrazio. Cordialmente (Mauro Bottarelli)