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IDEA/ Ecco come Sacconi sfida le imprese per rilanciare i posti di lavoro

Maurizio Sacconi (Foto Imagoeconomica) Maurizio Sacconi (Foto Imagoeconomica)

Da qui la decisione di tassare solo al 10% il salario aggiuntivo dei dipendenti quando questo è legato al recupero della produttività. “Liberare” il lavoro significa dare aria competitiva in un mercato che di competitivo ha poco o nulla come quello del lavoro, ma per mettere il dipendente in grado di “competere” occorre dotarlo di competenze.

 

Da qui l’impegno del ministro a riformare il magmatico e inefficiente mondo della formazione professionale (uno dei “pallini” di Marco Martini). Senza formazione, senza competenze nell’arena competitiva del lavoro vincerebbe chi parte da posizioni di vantaggio rispetto agli altri lavoratori. L’idea è, insomma, quella che meno vincoli centralisti e burocratici si frappongono tra il lavoratore e l’impresa, più sia l’uno che l’altro se ne avvantaggiano.

 

E veniamo all’asterisco. Tralasciando il fatto che buona parte dei lavori oggi disponibili sul mercato sono già quasi completamente de-regolamentati e che non c’è stato (né, sembra, sia alle viste) un riequilibrio di tutele tra chi ne ha molte e chi non ne ha nessuna, bisogna anche aggiungere che la produttività è il risultato diretto degli investimenti, soprattutto in ricerca e sviluppo.

 

Il caso Fiat fa scuola. Sergio Marchionne chiede sì flessibilità ai dipendenti, ma a fronte di ben 20 miliardi di euro di investimenti nei prossimi cinque anni. Gli imprenditori che lo eleggono loro “leader morale” per essere riuscito a rabbonire i sindacati come ben pochi erano riusciti a fare nella storia italiana, dovrebbero anche ricordarsi che la flessibilità senza investimenti serve a ben poco. E che se si legano i salari ai risultati, ma non ci sono nuovi prodotti sui quali investire, le fabbriche diventano luoghi dove la flessibilità è una parola più elegante per dire “mobilità”.

 

Dal lato dell’offerta di lavoro, insomma, l’aria è cambiata, grazie al ministro Sacconi, che sta dando al Paese e alle persone quegli strumenti necessari per poter essere più competitivi. Adesso tocca alle imprese. Anzi, agli imprenditori. Sono loro a essere chiamati a essere competitivi sui mercati internazionali infondendo nei propri dipendenti, dai quali hanno ottenuto flessibilità, fiducia. Basterebbe che ne avessero la metà di quella che aveva Marco.

 

www.marcocobianchi.wordpress.com

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COMMENTI
05/08/2010 - Complimenti al Ministro (GAETANO GRIMALDI)

Complimenti al Ministro Sacconi, ma facciamo attenzioni alle "tutele", come ricorda benissimo l'articolista. L'Italia non è pronta ad una forma liberista del mercato del lavoro considerando, prima di ogni cosa, l'individualismo che caratterizza l'imprenditore italiano. C'è bisogno, a monte, di una azione forte di sensibilizzazione morale ed etica dell'imprenditoria, che la metta in grado di rispondere alle peculiarità di un mercato del lavoro come quello immaginato dal Ministro.