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CRISI/ Pelanda: ecco perché la crescita italiana si fermerà in autunno

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Altri settori portanti per la crescita interna italiana sono l’agricoltura e il turismo. Ambedue sono in sofferenza e andrebbero riorganizzati sul piano regolamentare, fiscale e dei costi, nonché di nuovi sistemi di garanzia per il credito, per incentivare nuovi investimenti e far girare meglio le imprese. Si tratta di tante misure tecniche dettagliate generabili e applicabili via programmi governativi d’urgenza. Sorprende che non ve ne sia traccia. Forse perché sono cose difficili da fare.

 

Il governante di settore deve raccogliere dati in velocità, cosa che implica staff tecnici competenti, avere la capacità di trovare soluzioni e di armonizzarle con il sistema fiscale nazionale, le politiche regionali e i regolamenti europei. In particolare è difficile generare programmi d’urgenza con l’autorità di rimuovere regole bloccanti.

 

Per esempio il concetto iniziale, molto stimolativo, del “piano casa” è stato bloccato da norme e preoccupazioni ambientali alcune sensate, ma per lo più irrilevanti. Invece di forzare l’applicazione facendo ricorso ad un regime di eccezione - previsto nel nostro ordinamento - il governo vi ha rinunciato.

 

Questo e altri esempi mostrano che in Italia non c’è una sufficiente governabilità per riconfigurare le regole, norme e costi che frenano lo sviluppo del mercato interno pur essendo abbastanza semplice individuare le soluzioni. Per questo temo che la crescita del Pil rallenterà in autunno, speriamo di poco. Ma, se questa analisi è corretta, i lettori devono iniziare a vedere la relazione tra sviluppo e governabilità e invocarne una più tecnica e determinata.

 

www.carlopelanda.com

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COMMENTI
10/08/2010 - OCCORRONO GLI IDENTICI STIMOLI DEL DOPOGUERRA!!!!! (marco penazza)

Sì il pianocasa non è stato capito ed ostacolato. Quello ha la funzione di fare in modo che chi ha moneta contante investa in cemento!!! Purchè investa e questo farebbe ripartire gradualmente l'economia come nel dopoguerra dove una legge consenti tale operazione che diede presto i suoi frutti, e non a scapito di nessuno!! Gli amministratori locali sono i primi a non averla compresa o averne timore, personalmente torno da un breve soggiorno in Toscana e sono rimasto colpito dove all'interno delle mura del paesino medievale quell'amministratore ha saputo attuare metro per metro il piano casa senza devastare ma concedendo!! Bisogna avere quel coraggio, quella chiarezza, quella forza!!!Oggi nella ns.situazione economica soprattutto!! L'edilizia "industriale" delle grandi schiere e dei grandi numeri mostra grave difficolta, ma l'edilizia "artigianale" insieme alla ristrutturazione energetica degli edifici, e le infrastrutture generali, possono essere risposte concrete ed immediate al clima economico asfittico dell'edilizia. Nessuna paura, ma grande percezione, cognizione di causa e prontezza di riflessi...con sinergie burocratiche e di finanziamento pronte ed altrettanto percettive!!!! Questa è la svolta ed il riscatto!!!(vero Prof.Ricossa?!!!lei aggiungerebbe anche la fantasia, ed io condivido!!)CORAGGIO ITALIANI!!! Rimboccarsi le maniche!! E agli amministratori locali e non nei loro apparati altamente spasmodicamente burocratizzati,occorrerebbe una bella svegliata xke non servono master Bocconi.

 
09/08/2010 - Governo senza coraggio (VINCENZO FEDELE)

Concordo con l'analisi di Pelanda. Se il Governo non trova coraggio, e voglia, di attuare i cambiamenti, l'autunno sarà nero. Pur fra tradimenti, scissioni e voltagabbana, i problemi sono altri. Pelanda dice, giustamente, che l'edilizia è il motore principale. Non solo è fermo perchè il governo non ha avuto il coraggio di imporsi alle regioni per attuare il piano casa, ma probabilmente farà marcia indietro. Oggi solo qualche privato investe sfruttando le agevolazioni del 36% o del 55% (ristrutturazioni o risparmio energetico), ma l'ultima idea di Tremonti è di trattenere una ritenuta d'acconto aggiuntiva (alle aziende, non ai Clienti, ed attuata tramite banca) del 10%. Con l'economia ferma, con le banche che non erogano credito, con prezzi stracciati per l'elevata concorrenza, con l'ente pubblico che paga (?) dopo 180 giorni, questa mazzata rischia di tramortire quelle poche aziende che cercano un pò d'ossigeno per sopravvivere. Il 10%, se tutto va bene, è l'utile che un'azienda pensa di ricavare. Doverlo versare in automatico al Governo, con un anno d'anticipo, è un drenaggio insopportabile, anche perchè non preventivato nei contratti in corso o per offerte già emesse. Capisco che occorre raschiare il fondo del barile, che a furia di raschiare si è già bucato, ma far morire le aziende di asfissia non è una grande idea e l'incazzatura (scusate ma è così) generale non porterà alcun consenso al governo ed alcun vantaggio al Paese. Anzi .......