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FINANZA/ 1. Mentre la Russia brucia c'è qualcuno che guadagna

Un trattore carbonizzato da un incendio in Russia (Foto Ansa) Un trattore carbonizzato da un incendio in Russia (Foto Ansa)

E questo per due motivi: primo, perché la carne non è altro che “vegetali trasformati” (le mucche sono vegetariane) e quindi i maggiori costi dell’allevamento vanno a premere sui prezzi; il secondo e principale motivo sta nel fatto che cambiano in Asia i modelli nutrizionali, con un maggior consumo di alimenti ad alto contenuto di proteine.

 

Un altro fattore dell’agflazione sta nella produzione di bio-carburanti. Dati i forti aumenti del petrolio si è creata in molti Paesi, a cominciare dagli Usa, una pressione verso la ricerca di fonti energetiche alternative e molta terra coltivabile è stata destinata alla produzione di etanolo via granoturco: questo ha fatto rincarare il mais, ma anche altri cereali data la sottrazione di terreno alle altre coltivazioni. Come anticipato, non è ancora questa la situazione ma i rischi potenziali sono alti.

 

Il prezzo del grano ha toccato il suo limite massimo di crescita di 60 cents a 7,86 dollari per bushel (l’unità di misura per i cereali) alla Borsa di Chicago, con effetto domino su tutte le altre granaglie trattate. Il problema è che Putin ha chiaramente parlato di un bando sull’export di grano, mais, orzo e altre granaglie fino alla fine dell’anno, aggiungendo che la Russia deve prima di tutto pensare a calmierare i prezzi degli alimenti nel suo mercato interno e creare riserve. Insomma, il mondo si arrangi.

 

Comprensibile in una situazione di emergenza come quella che sta vivendo il paese, ma una simile destabilizzazione dei prezzi potrebbe ingolosire la speculazione: cosa che sta già accadendo. Il prezzo del grano è salito del 69% da giugno a oggi, ma è ancora parecchio sotto il picco di 13 dollari per bushel toccato nel 2008. Di una cosa state certi però, in autunno pane, pasta e tutto ciò che ha a che fare con quegli alimenti subirà aumenti sostanziali: in Gran Bretagna Premier Foods ha già annunciato che una confezione di pane in cassetta potrebbe vedere il proprio prezzo aumentare fino al 10%.

 

A complicare ulteriormente il quadro è l’appello di Putin verso il Kazakistan e la Bielorussia affinché impongano restrizioni all’export come quelle adottate da Mosca in caso le condizioni climatiche pongano il cosiddetto “worst scene scenario” nel mese di agosto: «È una situazione assolutamente senza precedenti quella di un leader che chiede alle nazioni confinanti di adottare misure imposte nella sua», chiosa Abbassanian.

 

L’Ucraina insiste che il suo export è al sicuro, ma molti analisti temono che cada anch’essa nella trappola dell’emergenza: la cintura del Mar Nero e le steppe dell’Eurasia da sole producono un quarto dell’export mondiale di grano e a oggi le riserve di salvezza sono a 187 milioni di tonnellate, contro i 124 milioni del 2008. È un dato di fatto, comunque, che i futures sul mais sono saliti del 5,8%, quelli sull’avena del 4% e quelli sul riso del 2,8%: i prezzi, quindi, sono destinati ad aumentare.

 

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