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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Mentre la Russia brucia c'è qualcuno che guadagna

Un trattore carbonizzato da un incendio in Russia (Foto Ansa)Un trattore carbonizzato da un incendio in Russia (Foto Ansa)

E non solo sui beni di diretta trasformazione di queste granaglie, visto che il mercato del cibo è direttamente legato a queste dinamiche e la situazione potrebbe creare ulteriore pressione sul mais e con esso far salire il prezzo per alimentare gli animali e quindi quello della carne. I picchi delle commodities, per natura, possono essere sia deflazionari che inflazionari, dipende dal contesto. Le banche centrali europee e americana, ad esempio, due anni fa mal giudicarono la crisi alimentare, credendo che l’aumento del prezzo di cibo e petrolio fosse l’inizio di una spirale dei prezzi come nel 1970. Nei fatti, la crisi drenò domanda da economie che già stavano scivolando in recessione.

 

Per Albert Edwards di Societe Generale, «la situazione attuale è più deflazionaria di quanto sembri. Il rischio è che le banche centrali siano scoraggiate dal porre in essere ulteriori misure di quantitative easing, a mio avviso necessarie e che questo incrementi i rischi di una brusca caduta per economia in difficile tentativo di ripresa». E non basta. Putin ha infatti dato luce verde al bando all’export dopo che i metereologi lo hanno messo in guardia sul probabile rischio di nuovi focolai durante l’estate, situazione che vedrebbe il terreno impossibilitato a essere seminato.

 

Perdere due raccolti potrebbe costringere la Russia a ritirarsi dal mercato dell’export per due anni: Rabobank si attende che l’output di grano della Russia quest’anno crolli da 58 a 45 milioni di tonnellate. Ma il blocco sta già creando un vero e proprio disastro economico in Russia: lo conferma Kirill Podolsky, presidente del gruppo Valars, specializzato in granaglie, secondo cui «questa situazione sarà una catastrofe per coltivatori ed esportatori, abbiamo navi pronte a partire e non sappiamo cosa fare».

 

Gli unici a gioire, se così si può dire, sono le aziende di granaglie che hanno fissato in anticipo contratti di fornitura e che ora sono state colpite dalla scarsezza di materia prima: imporranno la causa di forza maggiore e sospenderanno i contratti per avvenimenti che vanno al di là della loro volontà e controllo. Per la Fao i paesi più colpiti, nel breve-medio termine saranno quelli a basso reddito che dipendono dalle importazioni, ad esempio Egitto e Pakistan, già colpito quest’ultimo da devastanti inondazioni.

 

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