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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Mentre la Russia brucia c'è qualcuno che guadagna

Un trattore carbonizzato da un incendio in Russia (Foto Ansa)Un trattore carbonizzato da un incendio in Russia (Foto Ansa)

Giungere a misure di emergenza per garantirsi forniture vitali potrebbe essere la politica di molti Stati e questo creerebbe, oltre che squilibri, rischi per l’ordine e la sicurezza. La speculazione, quella veramente infame che colpisce i generi alimentari, ringrazia sentitamente. Sperando che poi la mossa di Vladimir Putin non sia stata una voluta e conveniente esagerazione del rischio per imporre prezzi e creare dipendenza. Non è certamente così. Ma non stupirebbe nemmeno il contrario. Anche perché, amici miei, l’avidità dell’uomo spesso sa trascendere ogni limite. Sono un mercatista convinto, ma di fronte al cibo, bene primario, occorrerebbe vigilare e regolamentare maggiormente determinati eccessi.

 

Nel mondo, invece, l’attuale situazione viene studiata non per trovare soluzione ma per fare soldi. A New York e a Londra già si parla di “ag bull market”, ovvero il mercato del toro dell’agricoltura: «Siamo nel piano di un turbo mercato del toro agricolo basato sulla domanda da parte dei mercati emergenti che sta creando una potenziale carenza di cibo a livello mondiale», dichiara Jim Cramer a Cnbc. E questo visto che la domanda sta aumentando anche in Canada e Cina. E allora, sapete com’è, sorgono i dubbi.

 

Prima del bando alle esportazioni russe, il gigante dei fertilizzanti Potash predisse che la produzione di grano russa sarebbe crollata del 20%, mentre quella canadese addirittura del 23%. In Cina, nonostante l’autosufficienza alimentare sia una priorità governativa, vengono importati il 75% del totale di semi di soia, qualcosa come un milione di tonnellate alla settimana, oltre a un significativo quantitativo di mais per la prima volta dal 1996.

 

Per gli analisti, comunque, sarà l’India quest’anno a garantirsi la palma dell’importatore alimentare globale. Con un tale incremento della domanda, gli agricoltori saranno costretti a coltivare di più e rendere più produttivo ogni singolo ettaro di terreno e questo farà gioco alle industrie di fertilizzanti: brindano Potash (1,38 dollari di guadagno per azione nel trimestre), Bunge, azienda che commercializza appunto fertilizzanti e Deere, nel campo dell’etanolo. Tra gli istituzionali, tornano a brillare Monsanto e DuPont, che settimana scorsa ha trainato Wall Street con un dividendo record.

 

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