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Economia e Finanza

CRISI/ Saranno Tremonti o i comuni il miglior alleato della famiglia?

Giulio Tremonti (Imagoeconomica)Giulio Tremonti (Imagoeconomica)

Durante l’incontro che proprio su questa tema si è svolto al Meeting di Rimini venerdì scorso, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha detto una cosa elementare: rilanciare le politiche per la famiglia a partire da una riforma fiscale tarata non più sugli individui ma sul numero di componenti della famiglia (che si tratti di quoziente famigliare o di un sistema di deduzioni importa poco), non è un problema di costo ma di scelta politica. Alemanno ha ricordato come in Francia il quoziente famigliare sia stato introdotto da Charles De Gaulle nei primi anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, epoca in cui lo Stato francese non sembra se la passasse meglio dell’Italia di oggi, almeno sul piano dei conti pubblici e della ricchezza disponibile.

Basterebbe allora una semplice volontà politica per riformare in senso family friendly il nostro sistema fiscale. Il ministro Giulio Tremonti, sempre dal palco di Rimini, ha promesso un fisco a misura di famiglia entro la fine della legislatura. Staremo a vedere.  

Per il momento ci accontentiamo di virtuose esperienze locali, che stanno mostrando la presenza di spazi ampi per sperimentazione di politiche amiche della famiglia. Accanto all’ormai consolidata esperienza lombarda, che già dal 1999 ha varato una legge sulla famiglia capace di sviluppare l’associazionismo famigliare e che dal 2008 si è dotata di una legge di riforma delle politiche sociali in cui la famiglia viene rivoluzionariamente definita come “prima unità di offerta” di servizi alla persona, da qualche tempo sono i Comuni a mostrare un attivismo crescente sul tema.

 

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